Era da un po' che in Disney non si vedeva una storia così. Con
un'ispirazione genuina, lontana da logiche di target e di marketing
(che tanto al film poi si sono adattate benissimo); capace di far
ridere e piangere di cuore, di conquistare l'attenzione dello
spettatore con almeno tre personaggi di tutto rilievo e con una
storia inedita, minimale e universale al tempo stesso, cosė lontana
dalle pretese mitologiche dell'orribile Dinosaurs (2000) e del non
riuscito Atlantis (2001), e così vicino ai migliori Disney della
tradizione come Dumbo (1941), che cita apertamente, e della nuova
onda satirica e disincantata anni '90 come Aladin (1992) e Hercules
(1997) di cui riprende lo stile fresco e il tono spigliato capace di
parlare ai bambini e agli adulti costruendo raffinati sottotesti che
stratificano la narrazione a pių livelli di interpretazione. Lilo è una piccola tenerissima bambina-adulta, una peste saputella e
piena di iniziativa, capace di grande indipendenza e bisognosa di
attenzione e affetto, cercando di insegnare a sua sorella Nani come
prendersi cura di lei finisce per essere lei ad adottare un cucciolo
abbandonato: il rabbioso Stitch, un senza famiglia frutto di un
esperimento genetico alieno, considerato un essere malvagio e
pericolosissimo Stitch e' ricercato dalla giustizia aliena che manda
a più riprese i suoi emissari sulla terra per cercare di recuperarlo.
I registi e sceneggiatori Christopher Sanders e Dean Deblois, alla
loro opera prima, sono riusciti a creare un immaginario grafico e
narrativo seducente e dotato di uno strano equilibrio di
fanta-coerenza naife, che si muove tra villaggi vacanze hawayani e
tribunali stellari con la stessa disinvoltura con cui integra
nell'animazione 2D numerosi elementi 3D.