Taurus è il secondo film della trilogia di Alexander Sokurov sui totalitarismi del ventesimo secolo. Dopo aver raccontato in Moloch i rapporti tra Adolf Hitler ed Eva Braun, il regista russo ci mostra questa volta gli ultimi giorni di vita di Lenin. Come nel precedente film anche in Taurus tutta la rappresentazione gira intorno all'idea imminente della morte. Ma a differenza del Hitler di Moloch, che credeva di poter sconfiggere tutto, compresa la morte, il Lenin di Sokurov è un vecchio ormai malato che non aspetta altro che la morte per porre fine alle sue sofferenze. Non c'è una trama che si sviluppa, ma si tratta solamente della rappresentazione di un momento preciso nella storia di un uomo e di un popolo.
Rinchiuso nella sua tenuta di campagna e circondato dalla moglie, dal medico e dalle guardie del corpo, Lenin semiparalizzato dalla malattia si interroga sul futuro senza di lui. Ormai non ha più nessuno controllo sul mondo che lo circonda, ne nella casa in cui vive recluso ne nel partito, in cui un giovane Stalin sta iniziando la sua scalata al potere. Il politburo, e Trotzki in particolare, non vuole nemmeno dare la possibilità del suicidio al vecchio rivoluzionario. Il medico che lo cura teme per il proprio futuro, le guardie del corpo si preoccupano solamente di apparire in fotografia con il leader russo, l'unica persona che sembra provare dell'affetto per il povero Lenin è la vecchia moglie, sempre pronta a consolarlo nei suoi momenti di solipsistica depressione, ma nel momento in cui giunge una telefonata da Mosca, dal centro del potere, lo abbandona solo in mezzo alla pioggia.
Sokurov ama raccontare i grandi personaggi storici nelle loro squallide piccolezze quotidiane. Ma se in Moloch alla fine si scopriva un Hitler misero, vigliacco, morboso e terrorizzante il Lenin mostrato da Sokurov è una figura patetica, quasi simpatica, nel suo tentativo di fare un bilancio della propria vita e di correggere i propri errori.
Taurus è un film lento, ovattato, volutamente disturbante e grandioso come il personaggio che racconta.
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