Si è concluso con la vittoria di Nanni Moretti il 54mo Festival Internazionale del Film di Cannes. Era dal 1979, con L'albero degli Zoccoli di Ermanno Olmi che un italiano non vinceva la Palma d'oro. Il premio a dire il vero non è una grande sorpresa; Moretti era uno dei grandi favoriti per la vittoria finale e il film ha avuto il convinto appoggio della stampa internazionale presente qui al Festival e del pubblico in sala, che ha premiato La Stanza del Figlio con una vera e propria ovazione.
Vera sopresa invece è stata la conquista di La Pianiste dell'austriaco Haneke di ben tre premi: il Gran Premio Speciale della giuria e i premi per i migliori attori. Il film, una produzione francese che vede tra i suoi protagonisti anche Adrien Brody, non aveva entusiasmato molto, e se, da un lato il premio per la Hupert, sempre brava qualunque cosa faccia, era annunciato, gli altri due sembrano un po' esagerati.
Come a voler controbilanciare tutti questi premi a film europei nel palmares la giuria, presieduta da Liv Ullman, ha deciso di premiare con il premio alla regia i due americani di prestigio in concorso quest'anno: Joel Coen e David Lynch. Entrambi i film hanno ampiamente meritato il premio e a voler cercare il pelo nell'uovo ci poteva scappare anche qualcosa di più (specialmente per quanto riguarda Mulholland Drive di David Lynch).
Anche quest'anno Fabrica, la casa di produzione italiana di Marco Mueller, non se ne è uscita a mani vuote. L'anno scorso prese il premio grazie a Lavagne di Shamira Makhmalbaf, quest'anno si porta a casa il premio per la miglior sceneggiatura grazie al bel No Man's Land dell' esordiente Danis Tanovic. Si tratta di un film ambientato durante il conflitto serbo-bosniaco: in una trincea abbandonata tra i due fronti si trovano costretti un soldato serbo e uno bosniaco, con loro un uomo ferito sdraiato sopra una mina inescata; non appena si muove salta in aria tutto. Nonostante il tema sia estremamente duro e pesante si tratta di una commedia, piena di battute brillanti e caustiche, che passa con leggerezza dal dramma alla gag divertente. Il premio è dunque più che meritato.
La forte presenza orientale è stata riconosciuta con il premio a Tu Duu-Chih, che ha curato il sonoro di Millenium Mambo di Hou Hsiao Hsien e di Ni Nei Pien Chi Tien di Tsai Ming-Liang, entrambi taiwanesi e entrambi in concorso.
Il premio per il miglior esordiente, la Camera D'Or, è andato al primo film Inuit mai realizzato. Si tratta di Atanarjuat, The Fast Runner di Zacharias Kunuk, passato nella Quinzane des Realisatours e molto amato dal pubblico della Croisette. David Greenspan ha vinto invece la palma d'oro per il miglior cortometraggio in Bean Cake, e se il buongiorno si vede dal mattino sentiremo ancora parlare di questo nippo-americano in futuro.
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