Si è divertito parecchio Brian De Palma a confezionare Femme Fatale, un piccolo film a basso budget (solo 35 milioni di dollari contro gli oltre 70 degli ultimi film) girato in Francia, cui bisogna perdonare un certo stile "manierato", ma cui bisogna riconoscere la fluidità e l'appeal di un classico. Un'opera dunque che nasce come già classica, o neoclassica, solidamente imperniata sulla performante corporalità della bellissima Rebecca Romijn-Stamos. Al suo fianco un Antonio Banderas meno macho e più simpatico che, in controtendenza rispetto ai suoi ultimi film hollywoodiani, costruisce il personaggio di un fotografo con velleità artistiche costretto dalla contingenza a fare il paparazzo.
Il film si apre con un furto di diamanti che avviene nella toilette del palazzo del cinema proprio qui al Festival di Cannes, ed è stato molto curioso vedere il film proprio nella sala in cui sono ambientate le sequenze iniziali. Un applauso a scena aperta ha accolto poi la sigla del Festival 2001 che De Palma ha inserito come parte integrante nel film. Cinema nel cinema e addirittura festival nel Festival.
"Jokes" a parte il film racconta la doppia vita di una Femme Fatale ladra e avventuriera, che intreccia la sua vicenda con quella una sua sosia, alla ricerca della libertà dal passato le cui colpe, qualsiasi scelta essa faccia, finiscono per incombere sul suo futuro.
La regia di DePalma gioca con la grammatica del genere e si concede citazioni, autocitazioni e tocchi settanteschi, come lo split screen che icornicia molte scene chiave del film, talvolta seguendo due azioni distinte, talaltra lavorando sull'ingrandimento di un dettaglio del fotogramma originario per dargli maggiore forza e giocare al massimo grado con la ridondanza della narrazione.