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  GLI ITALIANI A CANNES di: David Saltuari e Andrea Romeo
Oltre alla presenza in concorso de L'ora di religione di Marco Bellocchio, accolto con una certa freddezza dalla critica internazionale, sono stati molti i film italiani presentati con successo al Festival di Cannes. Sopra gli altri quel Respiro di Emanuele Crialese (protagonista Valeria Golino) che è valso alla Fandango di Domenico Procacci il premio della settimana della critica. Ma ci sono piaciuti particolarmente soprattutto i due italiani inclusi nella Quinzaine des Realizateurs: Angela di Roberta Torre e L'Imbalsamatore di Matteo Garrone, entrambi appassionati dei volti e dei personaggi dei loro film, i due giovani registi italiani sono passati con queste loro nuove opere a proporre storie piu' lineari, a lavorare piu' a contatto con la sceneggiatura e a dirigere anche attori professionisti.
Angela segna un mutamento complessivo nel cinema di Roberta Torre, che torna su luoghi e temi già incontrati cambiando però completamente il modo di raccontarli, molto del senso di questo film c'era già in Angelesse, un mediometraggio che la regista aveva realizzato nei primi anni '90 raccogliendo con la telecamera le "confessioni" di affascinanti personaggi femminili, le incrollabili e vissutissime matrone del quartiere Zen di Palermo. In Angela, il tempo domina il racconto, scandendo con precisione le tappe di una vicenda d'amore e di malavita resa complessa dai personaggi che vanno molto oltre i loro stereotipi di riferimento. Scoperto il tradimento, il marito di Angela (rinchiuso in carcere per traffico di droga) urla come scontato la sua rabbia e la sua vendetta ("quando esco di qui e' un uomo morto), ma aggiunge "sappi che ti ho amata moltissimo".
Altrettanto innovativo per il cinema di Matteo Garrone è il suo L'imbalsamatore, anche questa un'opera più scritta delle precedenti, anche questa una grande prova d'attori. Il tassidermista del titolo è Peppino un piccolo ometto di mezza età, colto e gaudente, che viene stregato dalla bellezza e dalla simpatia di Valerio un ragazzo giovane e prestante. I due iniziano una intensa relazione di amicizia e di complicità che si complica quando nelle loro vite entra Deborah una giovane maliziosa e volitiva, decisa a separare la coppia di amici per unirsi a Valerio e formare una famiglia. Ma alla base di una famiglia c'e' spesso una storia di chiusura verso il mondo (rappresentato nella sua vivacità, libertà e imprevedibilità da Peppino), e - sembra dirci Garrone - una rottura con il passato e con una parte di se' che viene letteralmente uccisa dalla nascita del nucleo familiare.
Va segnalata poi la presenza tra i cortometraggi presentati nella Semaine de la Critique tra tutti quelli premiati dalla Jameson Whisky nei festival del Coordinamento Europeo dei Film Festival dell'italiano Figlio di penna di Francesco Amato, prodotto a Bologna da Luigi Rossini e premiato allo scorso Festival di Torino. Quella di Amato è una satira asciutta e puntuale sulle iniquità generate dal "capitalismo compassionevole" (aggravate in Italia dall'imperante pietismo papista), che arrivano al paradosso nella storia di adozione a distanza raccontata con buon ritmo dal cortometraggio Figlio di penna.

  di Cinehall
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   data: 26 mag 2002 protezione contenuti: assente Aiuto  

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