La presenza di Fabrica, la casa di produzione di Marco Mueller, quest'anno a Cannes è decisamente più limitata rispetto agli anni passati, ma non per questo non riesco ad azzeccare comunque un buon risultato. Quello che sulla carta sembra infatti essere il solito filmetto terzomondista da festival si rivela invece un'attenta operazione con un forte budget alle spalle. L'angelo della spalle destra del regista tagiko Djamshed Usmonov è è infatti una coproduzione tra molti paesi europei dall'alto livello tecnico e della sceneggiatura furbetta ma ben costruita. Un film insomma ideale per conquistare il pubblico di un festival e soprattutto il pubblico dei circuiti d'essays di mezz'europa, un mercato che negli ultimi anni è cresciuto notevolmente.
Hamro torna dopo dieci anni al suo paese natale in Tagikistan, dove lo aspettano la madre morente e i debiti contratti in passato. Sicuro delle proprie capacità di teppista coltivate nella lontana Mosca Hamro crede di poter gestire la situazione al villaggio, ma scoprirà ben presto che i suoi provinciali conterranei la sanno più lunga di lui.
Una sceneggiatura brillante ma non troppo, un livello tecnico decisamente alto, ma che mantiene il sapore di cinema dei paesi lontani, qualche furbizia narrativa qua e là dovrebbero garantire a L'angelo della spalla destra il successo di critica e di pubblico che in fondo si merita anche.