Cresciuto con il mito della frontiera e finito da adulto dietro ad una scrivania il popolo
americano si trova negli ultimi anni a vivere questa sua nevrosi nei beni di consumo e nell'entertainment.
Negli anni ottanta i figliocci di Reagan si sono realizzati solo quando andavano a fare la spesa
su un fuoristrada alto due metri (costruito in Giappone) e potevano controllare l'ora su orologi che funzionavano anche nella
fossa delle Marianne. Il fatto che poi le acque più profonde in cui si avventuravano fossero
la loro vasca da bagno non li creava il minimo problema. Anche da noi in Italia hanno avuto un'effimera fortuna
i corsi di sopravivenza per trasformare tranquilli impiegati di banca in pseudo Rambo da operetta.
L'importante non è fare una vita avventurosa (cosa in realtà scomodissima e poco
gratificante) ma illudersi che se ce ne fosse bisogno si sarebbe in grado di affrontarla.
La nevrotica frenesia dell'estremo negli ultimi anni non solo non si è fermata ma viene
abilmente sfruttata dagli entertainer di mezzo mondo che mandano dieci poveri disgraziati in qualche
isola tropicale a giocare al grande fratello o qualche pacioccoso padre di famiglia giù per le ripide
di un torrente su un fragile canotto. Cast Away non è altro che la versione di Survivor per
i palati più raffinati. Iniziato a girare all'inizio del 1999 e poi fermo per oltre un anno,
durante il quale Robert Zemeckis ha girato lo straordinario Le verità nascoste, il
film con Tom Hanks ci racconta la storia del solito dirigente di successo, dedito più al lavoro
che agli affetti e sempre in corsa contro il tempo, per garantire la massima efficienza alla sua azienda,
che naufraga su un isola deserta del Pacifico. Dopo l'ovvio sconforto iniziale riuscirà, come
i Padri Pellegrini, a trovare la forza per sopravvivere e tornarsene a casa dopo quattro anni di vita solitaria.
Per rendere il gioco più gustoso ed appagante la 20th Century Fox si è preoccupata di
informarci che il povero Tom Hanks si è sottoposto ai più duri allenamenti e alle diete
più massacranti per
essere più credibile nel ruolo del moderno Robinson.
Perchè si sa, se il divo non soffre, il pubblico
si diverte meno. Intendiamoci, il film è diretto da Robert Zemeckis, uno che, non solo è in
grado di trasformare in oro (non nel senso del guadagno, ma della qualità) tutto quello
che prende il mano, ma anche uno che ha mostrato negli ultimi quindici anni alle major americano dove bisogna andare.
Le qualità visive e narrative saranno ampiamente sopra la media e anche lo scettico più convinto
resterà con poche argomentazioni. La performance solitaria, ma non silenziosa, di Tom Hanks gli permetterà
di aggiudicarsi il terzo Oscar da protagonista (è sarebbe il primo che ci riesce). Per non fare
un film in cui si vede soltanto Hanks cercare di accendere un fuoco e costruirsi una capanna in silenzio gli autori
del film si sono inventati un Venerdì artificiale, un pallone su cui il protagonista disegna
un viso e con cui può "dialogare".
Così lo spettatore medio americano (ed europeo) uscito dalla sala mentre controlla l'ora sul suo
orologio che funziona anche in assenza di gravità e caricando la famigliola felice sul suo
quattro per quattro in grado di scalare l'Hymalaia in retromarcia si convince che in fondo anche lui
sarebbe in grado di cavarsela in quella situazione come e forse meglio (lui
non avrebbe bisogno di parlare con una palla) di Tom Hanks.
I GOLDEN GLOBE
Non solo Tom Hanks -
Sono state annunciate le candidature dei Golden Globe, i cugini sfigati degli Oscar. Per gli americani
non sono comunque da buttare via.
Tom Hanks non dovrebbe avere problemi ad essere incoronato miglior attore, mentre nella categoria miglior
film straniero lotteranno ben due film italiani.
ROBERT ZEMECKIS
Alla corte di Re Spielberg -
Tenuto per troppi anni nell'ombra dal padre padrone Spielberg, Robert Zemeckis si è lanciato
negli ultimi anni come vero e proprio autore superando non poche volte il suo maestro. State attenti,
perchè come si farà cinema nel futuro lo deciderà lui. Nel futuro lui c'è
già stato...