Mamouro Oshii è, con la sua Production IG, uno dei principali animatori e produttori di anime in Giappone. A lui si devono film come Ghost in The Shell, da lui stesso diretto, e Jin-Rho, putroppo mai uscito nel nostro paese. Avalon è il suo primo tentavo di film live, con attori in carne ed ossa insomma, e visto che le difficoltà non sembrano mai bastargli ha deciso di girarlo in Polonia con attori polacchi. Il cambio di tecnica e di paese non ha però limitato il regista giapponese, che anzi proprio con Avalon si conferma autore a tutto tondo, capace di usare per esprimere le sue inquietudini (e divertimenti) qualunque forma di linguaggio cinematografico.
Ci troviamo in un futuro imprecisato, post industriale, post atomico, post qualunque cosa. La gente spreca il proprio tempo e il proprio denaro giocando ad Avalon, un videogioco di ruolo completamente immersivo. Ci si collega il cervello al computer centrale, si assume l'identità di un personaggio e si combatte, da soli o in gruppo. Ma niente paura, se vi sparano, resetate e ricominciate da capo. Alcuni giocatori sono talmente bravi che riescono anche a guadagnarsi da vivere giocando e il sogno di tutti è riuscire a passare di livello. Molti ci hanno provato, ma tutti si sono ridotti allo stato vegetale. Ora è il turno di Ash, considerata da tutti la miglior giocatrice, provare a raggiungere il livello di gioco superiore. Ma per farlo, dovrà formare una squadra e cercare la via giusta. E scoprirà che il gioco è molto più complesso di quanto immaginasse prima.
Oshii porta le sue ossessioni sulla percezione della realtà, che hanno ispirato anche gli autori di Matrix, a nuovi livelli. Se in passato il problema era il rapporta tra realtà e finzione, in Avalon la questione scompare del tutto, a causa del moltiplicarsi di piani di realtà sempre più complessi e intersecati e l'inquietudine viene sostituita dall'aspetto ludico della situazione. Non è più il tempo per domande sulla realtà, la realtà non esiste più e bisogna conviverci, se lo si può fare giocando tanto meglio. Le scene di gioco sono volutamente sintetiche, con oggetti che appaiono o scompaiono solamente in funzione dello svolgimento del gioco e ogni videogiocatore o giocatore di ruolo riconoscerà situazioni tipiche del proprio mondo. Non mancano certo le sorprese, date però più che da rivelazioni scottanti, dal cambio complessivo della prospettiva sotto cui si vede tutta la questione. Insomma, si tratta di un grande film live, pensato come un videogioco e filmato come un anime.
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