Per quei poveri sfortuntati (ma esistono?), che non la
conoscono diciamo che la Linea è, fin dal nome, il personaggio più semplice della storia dell'animazione, oltre ad essere anche
il personaggio più burbero, dispetto, vigliacco e lussurioso. Una linea bianca su sfondo blu si anima
e diventa un omino, che non fa altro che lamentarsi in un linguaggio incomprensibile con il suo creatore. Eternamente
insodisfatto della propria situazione bidimensionale chiede l'intervento dell'autore, che gli fornisce con
un veloce tratto di matita tutti gli oggetti e gli attrezzi per il suo sollazzo. Inevitabimente tutto quanto
gli si rivolta contro e ricomincia ad imprecare. L'assoluta semplicità della realizzazione di La Linea,
una semplice linea appunto che si anima, non hai mai limitato al suo autore, Osvaldo Cavandoli, che anzi ha
creato nel corso degli anni un numero impressionante di episodi, sempre nuovi ed originali, riuscendo proprio
grazie all'universalità del suo personaggio, a farsi conoscere in tutto il mondo. Proprio a Cavandoli
il Future Film Festival dedica una retrospettiva in cui verrà presentata, oltre agli episodi della Linea, anche
la produzione meno nota dell'autore.
Osvaldo Cavandoli, in arte Cava, nasce nel 1920 a Maderno sul lago di Garda, ma la sua famiglia
si trasferisce subito a Milano. Dal '36 al '40 è disegnatore tecnico all'Alfa Romeo che lascia per iniziare
ad occuparsi di animazione, prima lavorando nello studio di Nino Pagot come intercalatore per Lalla e il funghetto e per i Fratelli Dinamite
e poi da solo. Fino al 1969 non succede nulla
finché un giorno tracciando linee su un foglio bianco in cerca di un idea, non si rende conto di averla
davanti agli occhi. Nasce così la Linea, uno dei personaggi animati più noti in tutto il mondo.
Staccatasi subito dalla pubblicità della Lagostina, per cui era nata, la dispettosa e brontolona Linea,
la voce è un incomprensibile borbottio meneghino di Carlo Bonomi, diventa protagonista di oltre cento
cortmetraggi. Cavandoli riceve premi al Festival di Annency, nel 1972, e a quello di Zagabria, nel 1973.
Da allora Cavandoli non si è più fermato portando il suo personaggio in tutte le situazioni
possibili ed immaginabili.
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