Hannibal Lecter oltre a papparsi i propri pazienti a cena ha assicurato una sontuosa vecchiaia al suo
creatore, lo scrittore americano Thomas Harris. Nato nel 1940 nel Tennessee a vent'anni è andato
a studiare all'università di Waco nel Texas. A voler fare i dietrologi a tutti i costi si potrebbe
già vedere in questa scelta il destino del futuro scrittore. Waco è la cittadina in cui
la setta di David Koresh si è fatta allegramente massacrare dal FBI pochi anni fa. Ma sarebbe
concedere troppo alle capacità letterarie e all'importanza come autore di Harris, in fondo un onesto
scribbacchino che ha trovato l'america in un personaggio di successo.
Dopo una breve carriera come cronista di nera Harris fa il suo esordio da romanziere nel 1975 con Black
Sunday, la storia di un terrorista arabo e di un folle veterano del Vietnam che cercano di far saltare
in aria il superbowl. Il libro ha un discreto successo ma soprattutto ne viene tratto un film oggi quasi
completamente scomparso, che all'epoca riesce diventare uno dei maggiori incassi. Harris si ritira a fare
il romanziere di professione e aspetta sei anni prima di pubblicare Red Dragon, il primo romanzo
in cui appare come personaggio secondario Hannibal Lecter. Anche in questo caso ne viene tratto un film,
Manhunter di Michael Mann. Ma è con Il silenzio degli innocenti che Harris raggiunge fama
mondiale, grazie anche al pluripremiato film di Jonathan Demme. A questo punto nasce la leggenda di Harris,
uno scrittore tanto popolare quanto riservato. C'è chi assicura di averlo visto durante il processo
a Pacciani prendere appunti. Chi fantastica sulla sua riservatezza e immagina una figura diabolico quasi
come i suoi personaggi. In realtà Harris è solamente un discreto fornitore di idee per
Hollywood. I suoi romanzi, pochini tra l'altro, sembrano scritti apposta per essere portati sul grande
schermo, stracolmi di scene visivamente potenti, ma che sulla carta rendono assai poco. L'ultimo romanzo
di Harris è in questo senso esemplare. Il motivo per cui è stato scritto era la voglia
a Hollywood di girare un sequel del fortunato film di Jonathan Demme.
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