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  VIAGGIO A KANDAHAR di: Andrea Romeo e David Saltuari
talebani Il film di Makhmalbaf è stato presentato allo scorso Festival di Cannes senza vincere, purtroppo, neanche un premio. Non si tratta di un film di denuncia, o meglio, non è soltanto un film di denuncia. E' un film di Mohsen Makhmalbaf, un film che racconta delle donne in Afghanistan, della loro vita sotto il burka, dei profughi delle mille guerre, delle vittime delle mine. E lo racconta con la grazia e la poesia di cui solo Makhmalbaf è capace e che nulla toglie alla realtà del popolo afghano. É, al di là degli eventi dell'ultimo mese, uno dei film più belli di quest'anno ed è, proprio a causa gli eventi dell'ultimo mese, uno dei film più indispensabili in questo momento.
Si può raccontare l'orrore con grazia? Nell'Afghanistan massacrato dalla guerra e dal terrore primitivo dei talebani la parte più offesa e umiliata sono le donne. Nel paese in cui passò Alessandro Magno per conquistare l'India e da cui partì Tamerlano alla conquista dell'Europa oggi si aggirano nella disperazione uomini mutilati, che corrono con le stampelle dietro agli elicotteri della Croce Rossa sperando di prendere le protesi lanciate con i paracadute. Ma le gambe finte non servono ai monchi, vengono rivendute al mercato nero, perché di questi tempi "una gamba finta puņ sempre essere comoda". Qui le donne non portano lo chador, ma il burka. Non un velo che copre il viso, ma un vero e proprio cappuccio che copre l'intera testa. Gli uomini con le chiamano donne, ma teste nere. In questo mondo, al di fuori non solo della realtà, ma della storia, in cui l'unica cosa moderna sono le armi, Mohsen Makmalbaf racconta la storia di una donna afghana fuggita in Canada, che torna a casa per impedire alla sorella di suicidarsi durante l'ultima eclissi del secolo.
Armata solo di dollari e del suo registratore portatile la donna inizia il viaggio verso Kandahar. Lungo la strada incontra vari personaggi: un bambino che depreda cadaveri e non sa cosa sono i dollari, un avventuriero americano venuto qui in cerca di Dio e costretto a portare una barba, finta perché quella vera imposta dalla legge talebana non gli cresce, un gruppo di monchi in attesa da più di un anno delle proprie protesi, un gruppo di bambine a cui, nell'ultimo giorno di scuola della loro vita, viene insegnato a non raccogliere le bambole trovate per terra perché potrebbero essere mine.
In un Afghanistan talmente impensabile e impensato da essere quasi irreale Makmalbaf mescola con raffinatezza favola e orrore, poesia e angoscia.

  di Cinehall
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   data: 10 ott 2001 protezione contenuti: assente Aiuto  

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