Da qualunque parte lo si prenda l'Afghanistan al cinema è sempre un teatro di guerra. Chiuso nei suoi altipiani più che un paese l'Afghanistan è sempre stato un confine, il muro che separava la Persia, l'India e le grandi steppe del nord. Li in mezzo va a morire il Lama di Kim, il personaggio creata da Rudyard Kipling, mentre il suo giovane discepolo gioca a fare la spia nel tentativo di fermare un'invasione russa (già allora ci avevano provato) e difendere la perla dell'impero britannico. Il più famoso dei film tratti dal romanzo dello scrittore inglese è del 1950 con Errol Flynn nel, per lui improbabile, ruolo di Mahbub Ali. All'epoca dell'impero britannico quelle montagne non si chiamavano ancora Afghanistan, ma erano il più esotico e misterioso Kafiristan.
Ma le vicende di Kim sono state, al cinema almeno, solo un breve e inavertito assaggio di quelle terre. Kipling, sempre lui, le aveva già raccontate, come un luogo al di là del tempo e fuori da qualunque immaginazione, un cuore di tenebra nell'impero della regina Vittoria. In L'uomo che volle farsi re due avventurieri carichi di fucili e perline spariscono tra quelle montagne in cerca di popoli primitivi da corrompere e da sottomettere. Ma la gente che incontrano riconosce nei loro simboli massoni i simboli di Alessandro Magno, l'ultimo straniero ad aver conquistato quelle terre, e i due vengono innalzati al ruolo di Dei. La fine sarà tragica, ovviamente, ma la vicenda, portata sullo schermo nel 1975 da John Houston nell'omonimo film con Sean Connery e Michael Caine, è tutt'altro che improbabile. Il paese oggi dominato dai Talebani e dal fondamentalismo religioso è stato completamente convertito all'Islam meno di un secolo fa. Tra quello montagne, ben prima che i sovietici ci perdessero una generazione, molti altri si sono persi.
Il destino dell'Afghanistan è dunque di finire sullo schermo solo come meta di invasioni. Così dopo con l'arrivo dei sovietici negli anni ottanta, torna ad essere scenario di due nuovi film, abbastanza diversi tra loro. In piena ideologia reaganiana il più vitaminizzato e reazionario degli eroi a stelle e strisce non poteva non dare il suo contributo alla lotta contro l'impero del male. Si tratta di Rambo, il veterano del Vietnam interpretato da Sylvester Stallone, che nel terzo e più patetico episodio (1988) della serie decide di combattere da solo contro l'esercito sovietico e liberare in maniera trionfale l'Afghanistan. Il film, diretto da Peter MacDonald e scritto dallo stesso Stallone, è fortunatamente caduto nell'oblio. Curioso comunque vedere Rambo - Stallone combattere fianco a fianco con la guerriglia antisovietica, tra cui anche i Talebani - i nemici di oggi -, contro i russi, gli alleati di oggi.
Di tutt'altro tono invece è The Beast - Bestia di guerra di Kevin Reynolds del 1988, lo stesso anno di Rambo III. Un carro armato delle truppe sovietiche si perde tra le montagne afghane ed è costretto ad una disperata lotta di sopravvivenza contro i mujahidin. Un onestissimo film di guerra, teso, asciutto, ben scritto e ben diretto. L'unica nota in un certo senso politica è il parallelismo tra l'invasione sovietica dell'Afghanistan e la guerra americana in Vietnam. Le superpotenze sconfitte dai piccoli popoli insomma.
Nessuno di questi film, compreso Viaggio a Kandahar di Makhmalbaf, è stato girato in Afghanistan. Tra chi si è fermato in India e chi ha trasformato il Marocco nella valle del Pamir a tutt'oggi nessuno ha mai filmati in Afghanistan.