Il 27 luglio esce nelle sale americane Planet of the Apes di Tim Burton con Mark Wahlberg, il giugiolone
di La Tempesta perfetta e Boggie Nights, Helen Bonham Carter e Tim Roth. Ad oltre trent'anni di distanza
la 20th Century Fox si è ricordata degli incassi del vecchio Pianeta delle Scimmie con Charlton
Heston è ha deciso di produrre questo remake. Ma vi potete mettere l'animo in pace fino da ora, in
questo nuovo Planet of the Apes, POTA per gli amici, non vedremmo il rudere della statua della libertà
alla fine; anzi, questa volta il protagonista attera proprio su un altro pianeta, e per convincere anche
i più incredutli nel trailer si vedono tre lune in cielo. E le differenze con l'originale non finiscono
certo qui: questa volta gli esseri umani schiavizzati dalle scimmie parlano, mentre nella vecchia versione
non avevano l'uso della favella, e alla fine combatteranno per la loro libertà in una scena di
battaglia che pare essere grandiosa. Neanche questa volta comunque mancherà una scena finale particolarmente
sconvolgente che, come nel 1968, cambierà completamente la prospettiva sul film. Di cosa si tratta
non lo sa ovviamente nessuno ma sia Burton che Zanuck, il produttore sia di questo che dell'originale,
promettono grandi cose.
Che Tim Burton sia uno dei registi più visionari e più originali è fuori questione. Ha
inoltre l'indiscutibile di rielaborare in maniera personale le creazioni di altri. Da Pee Wee Hermann fino
a Batman. Quello di cui si sentià maggiormente la mancanza sarà però quel gusto
un pò pacchiano della fantascienza di serie B, di cui il vecchio Pianeta delle Scimmie, è
l'ultimo glorioso esempio. Nello stesso anno in uscì, il 1968, Kubrick presentava 2001: Odissea
nello spazio, spostanto il livello di qualità della fantascienza verso l'alto. Da allora il genere
fantastico, prerogativa delle produzioni sfigate, è diventato un lusso per pochi e, spesso, un sicuro
fallimento per molti. Oggi è più difficile convincere il pubblico che le scimmie civilizzate
di un lontano pianeta (o della terra del futuro, fate voi) parlino in perfetto inglese; e pare che Tim Burton
abbia trovato un trucco per spiegare questa incongruenza nel nuovo film. Inoltre oggi sarebbe impensabile
far credere che tutto il pianeta delle scimmie si riduce al paesino in cui viene portato Charlton Heston
prigionieri, un tale buco di fango che Vercelli a confronto sembra una megalopoli asiatica. E anche su
questo punto Burton ha assicurato che ci farà vedere un pianeta delle scimmie abitato da molte
scimmie.
Per il resto vedremmo Mark Wahlberg, un astronauta terrestre, cadere su un pianeta sconosciuto dominato
dai primati in cui gli esseri umani sono ridotti in schiavitù. Dopo essere stato fatto prigioniero
finisce a lavorare per Ari, Helena Bonham Carter, una scimpanzè sostenitrice dei diritti umani (sic;
nel sito ufficiale viene definita proprio cosi) amoreggia con lei, scappa insieme a Deana, una umana combattente
per la liberazione degli umani, amoreggia anche con lei e da bravo americano tutto d'un pezzo si mette
a capo delle rivolta umana contro le scimmie. Tim Roth e Michael Clarke Duncan sono i cattivoni di turno.
Nella parte del padre morente del generale Thade, Roth, un cameo di Charlton Heston iriconoscibile sotto
il trucco da scimmia. Le musiche del film, come sempre quando si tratta di Tim Burton, sono di Danny
Elfman, mentre il make up è di quella vecchia volpe di Rick Backer, il miglior make up
artist di Hollywood dai tempi di Un lupo mannaro americano a Londra, gli effetti speciali non potevano
che essere della ILM.
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