Vista la temperatura glaciale e i costi non proprio contenuti da un lato e le possibilità offerte
delle nuove tecnologie dall'altra, quando il cinema americano decide di ambientare
un film nella Grande Mela preferisce ricrearla nei caldi studi californiani o meglio ancora nelle economiche
memorie di un computer. Non un solo membro del cast di X-Men ha messo piede a New York così
come non lo farà nessuno di coloro che lavorano all'Uomo Ragno di Sam Raimi. Capita però
di imbattersi nel set di qualche newyorkese impenitente o di un regista sfigato alle prime armi o
di un attore che, credendosi grande autore, decide di fare il salto dall'altra parte della macchina da
presa o di chi è tutte e tre le cose insieme. E' il caso di Alec Baldwin, ex marito di Kim Basinger
e il più celebre della famigerata famiglia dei Baldwin (Stephen, William e Daniel gli altri fratelli),
che ha deciso di esordire alla regia con il remake di un classico degli anni quaranta The Devil and
Daniel Webster di William Dieterle con Walter Houston. L'attore americano è anche produttore
del film e dunque il set non brilla certo per grandiosità e spettacolarità. Alec Baldwin
si muove con incosciente leggerezza impartendo ordini a destra e a manca mentre i poveri assistenti
alla regia invitano con gentilezza i passanti a non fermarsi a curiosare ma a fare finta di passeggiare
normalmente; si sa, con quello che costano le comparse oggigiorno.
Nell'originale un contadino vende la propria
anima al diavolo in cambio di sette anni di prosperità, ma alla fine del contratto, quando Lucifero
viene a richiedere la sua parte dell'accordo si trova davanti Daniel Webster, avvocato di grido, pronto
a diffendere in tribunale l'anima del suo assistito. La versione baldwiniana, a parte il salto temporale,
sostituisce il contadino con uno scrittore, interpretato dallo stesso Baldwin, mentre nei panni dell'avvocato
il gigione dei gigioni Anthony Hopkins e in quello del signore degli inferi Jennifer Love Hewitt.
I Baldwin, e Alec in particolare, non sono certo famosi oltreoceano per la loro raffinatezza e il loro
savoir fare: all'epoca del sexgate il buon Alec proclamò che bisognava lapidare tutti quelli
che volevano incrimanare Clinton. Certo un democratico di ferro, con la mentalità di Al Capone
però. Da questo remake non c'è molto da aspettarsi dunque e lo si intuisce anche dal casting:
dall'idea di far interpretare il diavolo da una donna (originalone!!) fino all'intenzione, al limite
del criminale, di dare ad Anthony Hopkins ancora la possibilità di interminabili monologhi ci
troviamo di fronte ad una sequela agghiaccante di luoghi comuni.
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