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| ASPETTANDO GLI OSCAR | |||||||||||
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La candidatura della canzone Blame Canada tratta dal film South Park: bigger, longer and uncut sta creando non pochi problemi agli organizzatori della cerimonia di premiazione degli Oscar 2000. Benché sia la più innocente e casta tra quelle inserite nella colonna sonora del film di Trey Parker e Matt Stone, rischia comunque di turbare gli spiriti sensibili dei cittadini americani.Inutilmente Lili Fini Zucker, la responsabile della serata, ha chiesto ai due autori di edulcorare il testo. Pare ora che a cantare la canzone incriminata sarà il comico Robin Williams, a cui si chiede di mimetizzare con i suoi finti vocalizzi e gorgheggi le tanto pericolose parolacce. Da parte sua Trey Parker fa l'indifferente, sostenendo che non gli importa niente di vincere la statuetta, basta che non la vinca You'll Be In My Heart tratta da Tarzan. L'unica cosa che conta, per Parker, è di non passare alla storia come colui che perse contro Phil Collins. Chi a queste discussioni è completamente indifferente e si accontenterà di qualunque versione sarà cantata è probabilmente Jeffrey Wigand, l'ispiratore di The Insider di Micheal Mann. Il film racconta delle pressioni e delle minacce subite da Wigand, un chimico che lavorava per un'industria del tabacco, quando cercò di raccontare - attraverso un'intervista televisiva - i mezzi poco ortodossi usati per creare la dipendenza dalla nicotina. Il buon Jeffrey, ritornato ora ad una vita più tranquilla, sperava comunque di venire invitato alla serata degli Oscar. Al rifiuto da parte dell'Academy è dovuto intervenire Michael Mann in persona per riuscire a trovare una poltroncina per il suo "informatore". All'Academy hanno comunque ben altre gatte da pelare. Mentre venivano trasportate da Chicago a Los Angeles, le statuette degli Oscar sono state trafugate da ignoti. Il danno è in realtà più simbolico che economico, in quanto il loro valore reale non è altissimo e ne possono essere ordinate delle altre. La seccatura però rimane e si va ad aggiungere agli altri problemi avuti nei giorni scorsi: la lista delle nomination è stata diffusa in anticipo di un giorno su Internet in modo ancora non del tutto chiaro. Inoltre il compassato Wall Street Journal si sta divertendo a chiamare tutti i membri dell'Academy per farsi dire il loro voto. Se il numero di risposte fosse abbastanza alto, il giornale newyorkese potrebbe pubblicare con largo anticipo previsioni più che attendibili. Non per niente l'Academy sta imponendo il silenzio stampa assoluto a tutti i suoi votanti.
I vincitori degli Oscar vengono scelti ogni anno dagli oltre seimila membri dell'Academy. Per poter diventare membro, vincere la statuetta è la via più semplice, anche sew bisogna ricordarsi di pagare la retta annuale. Gabriele Salvatores infatti, divenuto membro grazie alla vittoria di Mediterraneo, non avendo voluto pagare la salata quota annuale (intorno ai ventimila dollari) l'anno successivo è stato escluso dalle votazioni.Per chi invece volesse entrare nell'Academy senza aver mai vinto un premio, l'unico modo è farsi massonicamente presentare da due membri, sperando di essere accettati dal comitato direttivo. Una volta dentro si ha l'innegabile piacere di poter scegliere il miglior film, gli attori, la sceneggiatura e così via in tutte le categorie esistenti, tra tutti i film in lingua inglese usciti sul suolo americano nell'anno precedente. L'Academy spedisce ai suoi membri la scheda con cui segnalare la proprie preferenze: i primi cinque classificati vanno poi a formare la rosa delle nominations per il ballottaggio finale. Piazzarsi in testa al primo round non dà la certezza della vittoria, infatti i primi cinque in ogni categoria rappresentano di norma il trenta per cento del totale dei voti espressi, lasciando perciò alto il numero di votanti indecisi. Nel caso assai frequente in cui un attore riceva per la stessa interpretazione un alto numero di voti sia nella categoria miglior attore protagonista che in quella di attore non protagonista, il comitato organizzativo chiede ai votanti di scegliere in quale categoria debba essere candidato. Nel momento in cui vengono finalmente chiamati, i candidati iniziano a muoversi pesantemente e le case di distribuzione sommergono i membri dell'Academy di doni e regalini vari. La Miramax, distributrice di Shakespeare in love e La vita è bella, si è particolarmente distinta in questa pratica negli ultimi anni, tanto che si sta seriamente considerando la possibilità di limitare questi sistemi di propaganda. Non sarà un compito facile, considerata l'importanza non solo simbolica di una vittoria alla notte degli Oscar. E' stato calcolato che vincere la statuetta come miglior film garantisce un aumento degli incassi di cinquanta milioni di dollari nei soli Stati Uniti.
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