Con Atlantis la Walt Disney lascia il mondo dei cartoni animati per bambini e si getta nel mondo dell'animazione
più adulta. Il pubblico di riferimento resta sempre quello dei giovanissimi, ma rispetto ai
tradizionali film della Disney non ci saranno animali antropomorfi, personaggi carini e soprattutto
non ci saranno canzoni. Si tratta tout-court di un buon film d'azione e di avventura in stile Julie Verne
realizzato in animazione anziche live. Anche alla Disney hanno finalmente capito dunque che il cartone
animato non è un prodotto solo per infanti, ma che può arrirare un pubblico ben più vasto.
La trama è ambientata nei primi anni del '900: il giovane esploratore Milo Tatch scopre una mappa con l'ubicazione segreta del
misterioso continente di Atlantide. Deciso a ritrovarlo si imbarca insieme ad un gruppo di avventurieri
sopra un sommergibile molto verniano. Nelle profondità dell'oceano scopriranno il continente e finiranno
ad impegolarsi con le questioni locali, aiutando ovviamente la giovane e carina principessa di Atlantide
in possesso di una misteriosa pietra azzura.
Dopo aver visto le prime immagini molti hanno notato le somiglianze tra il lungometraggio
della disney e l'anime nipponico Fushigi no Umi no Nadia(cliccare per credere),
visto in Italia con il titolo Il Mistero della Pietra
Azzurra. Entrami i cartoni animati hanno a che fare con Atlantide e una misteriosa pietra azzura
portata al collo dalla protagonsita, una pietra che quando si illumina da alla sua proprietaria poteri
sovranaturali. Anche i tratti del viso dei protagonisti si assomigliano molto: lui è in entrambi
i cartoni animati un giovane ragazzo dai capelli scompigliati, grandi occhiali e faccia da bravo ragazzo;
lei ha la pelle olivastra ed è vestita con una specie di due pezzi. Non sarebbe la prima volta
comunque che la Disney viene sospettata di attingere palesemente dalla tradizione cartonistica giapponese.
Già ai tempi del Re Leone molti avevano accusato la casa di Topolino di aver plagiato Kimba Il
Leone Bianco di Osama Tezuka. Fu il maestro giapponese stesso a chiudere la questione dicendo che tutto
il suo lavoro gli era stato ispirato dalla tradizione disneyana e che quindi aveva solamente restiuito
ciò che aveva preso. Il dubbio comunque resta ed è sintomo della paura che alla Disney
hanno verso nuove le nuove forme di animazione emerse negli ultimi anni. Da un periodo di totale monopolio
dei cartoni animati si sta passando alla confronto tra stili e scuole diverse. Ormai le anime giapponesi
si affermano anche sul grande schermo, basta pensare al successo dei Pokemon, e le altre major hollywoodiane non hanno più paura a
sfidare il vecchio Walt sul suo stesso terreno.
Per riaffermare la proprio posizione dominante sul mercato la Disney cerca ora di aggiornare il proprio
stile e le tematiche affrontate. Negli Stati Uniti il film uscirà nei prossimi giorni mentre in
Italia lo vedremo in autunno. A prestare le voci ai protagonisti nella versione originale sono
stati chiamati tra gli altri Micheal J. Fox, Mark Hamill (il Luce Skywalker di Star Wars) e James
Garner.