Mettetevi nei panni dei poveri giurati, circondati da gente che va a divertirsi con What Lies Beneath, sono costretti a vedersi
un film più pesante dell'altro. Perchè effettivamente a tutt'oggi il concorso non ha ancora rivelato niente di che.
Il primo giorno ha aperto il bengalese Uttara di Buddhadeb Dasgupta. Praticamente il luogo comune sui film da cineclub di sinistra
degli anni settanta. Talmente ricolmo di simbolismi orientale da risultare non solo incomprensibile, che non sarebbe una colpa,
ma anche esteticamente piatto. In serata ci ha in compenso alietato Marco Tullio Giordana con I cento passi. Probabilmente
ad un festival bengalese il film di Giordana avrebbe la stessa accoglienza di Uttara da noi. Si tratta di una specie di Radiofreccia
versione siciliana. Solo che mentre nel primo il conflitto era solo generazionale qui diventa anche mafioso. Brutto il film non è, da concorso
sicuramente neanche.
Il secondo giorno invece è stato per palati fini: Manoel de Oliveira e Robert Altman. De Oliveira non è mai stato
un regista facile, ha sempre preteso una forte collaborazione da parte dello spettatore, ma il risultato finale è sempre stato
appagante. Questa volta però l'autore portoghese chiede troppo. Si racconta la vita di padre Antonia Vieira, gesuita del seicento
messo sotto processo dall'inquisizione spagnola. Il frate ripercorre tutta la sua vita e, soprattutto, tutto il suo percorso spirituale
e teologico. Il film è raffinatissimo, forse troppo, e per chi non mastica la teologia e la filosofia del diciasettesimo secolo
può risultare soporifero.
Per finire dalla Corea è arrivato Seom-L'Isola. Un uomo, in fuga dalla polizia, si rifugia su una casa galleggiante di proprietà
di una donna taciturna e misteriosa. I due cominciano una relazione morbosa e sadica, nella quale il loro divertimento principale è infilarsi
ami da pesca nel corpo e pescarsi letteralmente a vicenda. Che i coreani siano morbosetti si sapeva già (l'anno scorso qui venne presentato il sadomasochisticoLies).
Il film di Ki Duk Kim, anche se ha una messa in scena e una fotografia particolarmente suggestive, manca di un senso finale e di un idea ben precisa.
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