In mezz'ora di passerella Grieco è
riuscito a offendere il Presidente della Giuria Milos Forman, a farsi
mandare a quel paese da Shamira Makmalbaf, a tirare una battuta al
giornalista e politico Claudio Fava (sul padre ucciso dalla mafia), e a
tradurre domande e risposte con tono strafottente e interpretazioni ben
oltre il ridicolo. La lunga e patetica passerella (zeppa di pubblicità) è
stata funestata anche da due imbarazzanti apparizioni di una soubrette
deficiente - che qui preferiamo chiamare Tz per non farle pubblicità - dato
che ormai è diventata già troppo nota grazie all'assoluta inutilità dei
suoi interventi. Tz - ci dicono - era una modella israeliana (bruttina!),
poi ha incontrato la televisione, e alla sua prima apparizione alla diretta
degli Oscar 1999 è riuscita a farsi dare dell'idiota (e a ragione) niente
popo' di meno che da quel geniaccio di Vittorio Cecchi Gori; da allora è
stato tutto in discesa: battute incomprensibili, siparietti inconsistenti,
e un difuso tono di strafottenza che hanno stregato la direzione di Tele+
che ormai le affida la parte "trasgressiva" delle trasmissioni più
pestigiose, affiancandogli per la parte critica istituzionale il
sopracitato gagà della cazzata David Grieco.
Ma la diretta di Telepiù oltre al florilegio di gaffes della passerella, ha
offerto momenti di puro imbarazzo composti con involontaria sapienza dalla
conduttrice Chiara Caselli che, conciata come una squillo anni venti, ha
recitato come è normale il solito copione da padrona di casa, arricchendolo
però di una recitazione enfatica, zeppa di sorrisi e di pause...
talmente... retoriche da risultare imbarazzanti, il tutto condito con un
inappropriato stile sensuale da segretaria piaciona anni ottanta.
Telepiù insomma, oltre a essere aspramente criticato per l'embargo posto
alle altre televisioni sulle conferenze stampa della Mostra, ha fatto una
magra figura, dimostrando la scarsità del suo impegno e di alcuni (altri
sono eccellenti) dei suoi protagonisti; così il più importante canale
satellitare italiano ha preferito impegnarsi di più nella promozione
pubblicitaria, che nel dimostrare le sue qualità televisive. Ma d'altronde
questo atteggiamento è perfettamente in trend con l'attuale mercato della
comunicazione: l'importante non è produrre i contenuti, ma venderli.
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