C'è uno spirito folle, visionario e maligno che si aggira per il cinema europeo, il suo nome è Werner
Herzog. Nato nel 1942 a Monaco di Baviera fa parte di quel nutrito gruppo di registi tedeschi che lanciarono,
a cavallo tra gli anni sessanta e gli anni settanta, il Nuovo Cinema Tedesco: Rainer Werner
Fassbinder, Edgar Reitz, Wim Wenders, Margharete Von Trotta e Volker Schloendorff.
Come molti registi della sua generazione Herzog si è diviso tra cinema e documentario facendo spesso
saltare il confine tra i due generi. La visionarietà della immagini dei suoi film è infatti
pari solamente alla follia produttiva che ci sta dietro. La visibilità internazionale la raggiunse nel
1970 con Anche i nani hanno cominciato da piccoli, una satira grottesca sulla società tedesca
dell'epoca interpretata esclusivamente da nani. Nel 1972 inizia la collaborazione con Klaus Kinski, l'unico
attore che riesce a seguire, e spesso a superare, il gigantismo creativo di Herzog. Insieme girano Aguirre,
il furore di Dio, la storia di un conquistadores spagnolo che porta alla morte i suoi soldati nella vana ricerca
di Eldorado. Herzog non ebbe nessun problema a mettere tutto il cast su zattere fragilissime per mandarle giù
a velocità omicida per le rapide di un fiume mentre riprendeva il tutto. Non c'è differenza
tra il pericolo dei protagonisti e quello degli interpreti, Aguirre è sia film che documentario della
propria realizzazione.
Nel 1974 gira L'enigma di Kaspar Hauser la storia, vera, di un uomo alla fine del seicento nato
e cresciuto all'interno di una cantina. Il film, tema a parte, è leggermente più tradizionale,
ma già nel 1977 con La ballata di Stroszeck Herzog torna a documentare attraverso il cinema di narrazione
le realtà più estreme. Se in Aguirre racconta la giungla come nessuno aveva mai fatto prima
con Stroszeck, la storia di un ex carcerato tedesco che si trasferisce negli USA, Herzog mostra la periferia
americana alla sua ennesima potenza. Il personaggio Stroszeck attraversa gli States, passando per minuscoli
paesini dimenticati da dio, abitati da grassoni venuti su a birra e hamburgher, impegnati in interminabili
aste agricole, famiglie che vivono in roulotte e poliziotti dal grilletto facile. La narrazzione cede presto
il passo alla documentazione di un america che solo Harmony Korinne (Gummo, Julien Donkey Boy) ha
saputo mostrare nello stesso modo. E infatti non è un caso che il protagonista del secondo film di
Korinne sia proprio Herzog.
Nel 1979 rende omaggio a Murnau, girando il remake di Nosferatu con Klaus Kinski e Isabelle Adjani e nel
1981 si fa conoscere anche dal grande pubblico (è finito pure nel palinsesto di retequattro) con
Fitzcaraldo. Di nuovo Klaus Kinski, di nuovo la foresta amazzonica, di nuovo un impresa al di la dell'umano:
costruire un teatro d'opera in mezzo alla giungla. Senza avere nessun permesso Herzog fece trasportare un
battello a vapore in lungo e in largo per il Rio delle Amazzoni, facendolo passare sopra montagne, riuscendo
pure ad ammazzare diversi portatori indigeni e portandosi dietro Kinski e la sua follia. In Mein liebster
Feind (Il mio nemico più caro), il documentario su Kinski uscito l'anno scorso, Herzog racconta
di come la tribù indios che faceva da comparse si fosse offerta volontaria per uccidere Kinski e
liberare tutta la troupe dalla sua nefasta presenza.
Dopo la morte di Kinsi Herzog ha cercato inutilmente un complice/nemico da coinvolgere nei propri progetti.
Ci ha provato con Vittoria Mezzogiorno; duranto le riprese di Grido di Pietra lo lasciò in cima
ad un ghiacciaio durante una tempesta di neve. Mezzogiorno scese che lo voleva ammazzare, ma alla fine non
ci provò nemmeno. Kinsi ci avrebbe provato per davvero. Da allora Herzog è tornato a girare
documentari.