Al compimento del trentaquattresimo anno di vita la carriera di Harrison Ford nel cinema volgeva verso il sogno infranto e il fallimento, al punto che per mantenersi tra una particina e l'altra aveva imparato un mestiere vero: il falegname. Poi l'amico regista, nella fattispecie George Lucas, gli offrì la parte di Han Solo nel primo episodio di Guerre Stellari (1977): nei panni dell'avventuriero cinico (solo apparentemente) e ironico Ford era perfetto e il pubblico lo adottò come l'eroe più simpatico della saga. La dea bendata che fino ad allora gli aveva voltato le spalle improvvisamente lo baciò. E non una volta sola. Nel 1981 Spielberg cercava un protagonista per il primo Indiana Jones e quando Tom Selleck, la sua prima scelta, gli rispose picche (stava girando gli episodi di Magnum P.I.), la parte andò all'ex-falegname. La sua ascesa verso la fama e la ricchezza non si è più fermata, passando per i sequel di Indiana Jones e Guerre Stellari, toccando alcuni vertici qualitativi con Blade Runner (1982), Witness (1985), Frantic (1988) e consolidandosi con ruoli classici, al limite dello stereotipo, in vari fim d'azione (Il Fuggitivo , Giochi di potere, Sotto il segno del pericolo), fino all'ultimo, bruttissimo, Air Force One (1997).