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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

ABOUT A BOY un ragazzo
(About a Boy) di Paul Weitz & Chris Weitz, con Hugh Grant, Toni Collette, Rachel Weisz e Nicholas Hoult.
Distribuzione: U.I.P., durata: 101'

LA TRAMA: Un single irriducibile si finge ragazzo padre per abbordare madri single della sua età senza rischiare legami.

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In molti aspettavano l'occasione del riscatto: da Hugh Grant, colpevole di troppe smorfiette e fossilizzato nel cliché dell'inglese imbranato, ai fratelli Weitz, reduci dalle ghignate zozzone e goliardiche di American Pie. E l'occasione l'ha fornita il romanzo «Un ragazzo» di Nick Hornby, che parla proprio della degradazione sentimentale e del riscatto di un esponente di quella famigerata generazione di quarantenni affetti dal complesso di Peter Pan, che oggi si accorgono di cominciare a invecchiare senza essere mai cresciuti. Sorta di «Diario di Bridget Jones» al maschile, il libro ha trovato il suo interprete ideale in Hugh Grant, che con Hornby ha molte cose in comune: a cominciare dalla passione calcistica per l'Arsenal. Più sorprendente, la scelta dei registi. Dopo aver ottenuto un enorme successo con una commedia per adolescenti, i fratelli Weitz erano ansiosi di cimentarsi con un’opera più matura dalla comicità meno grossolana e l'opera di Hornby gliene ha dato l'opportunità. Paul spiega: «Il romanzo ha una comicità molto articolata, mai banale, che si trova di rado nelle commedie di oggi». Anche i dialoghi brillanti e profondi di Nick Hornby hanno colpito i Weitz. «L’unica difficoltà che abbiamo incontrato nell’adattamento del libro per il grande schermo è stato decidere quali parti di questo ricchissimo dialogo sacrificare per realizzare un film di due ore», afferma Chris. Altrettanto impegnativo è stato ricreare l' equilibrio fra umorismo e dramma proprio del romanzo. Chris dichiara: «In ogni commedia c’è una linea molto sottile tra gli aspetti più esilaranti e quelli più irritanti delle manie e del comportamento della gente. In fondo il compito principale di uno sceneggiatore è proprio trovare il tono giusto». Nonostante alcune forzature, la storia dell’ improbabile amicizia tra un ’uomo di trentotto anni con una mentalità da adolescente e un ragazzino di dodici chiamato precocemente alle responsabilità di un adulto offre il giusto presupposto per trovare questo equilibrio narrativo. Come osserva Hugh Grant, «La buona comicità ha sempre un una base drammatica; nel film abbiamo sempre cercato di compensare gli elementi di tristezza, in particolare certi aspetti della vita del ragazzo, con momenti più brillanti e leggeri». Insomma, una commedia dolce-amara che laurea Grant da belloccio superficiale ad attore maturo.

LA BATTUTA: Avevo creato un mostro. O forse lui aveva creato me.

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L'home page del film

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