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MULHOLLAND DRIVE
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

MULHOLLAND DRIVE
(Id.) di David Linch, con Justin Theroux, Naomi Watts, Laura Harring, Ann Miller, Dan Hedaya e Robert Forster.
Distribuzione: O1, durata: 134'

LA TRAMA: Una ragazza aiuta una sconosciuta che ha perso la memoria a ricostruire la sua identità. Ma la ricerca della verità è piena di enigmi e paure.

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Fra le tante colpe dei critici c'è anche quella di sopravvalutare il soggetto dei film a discapito dei temi e delle atmosfere: spacciano per recensioni il racconto delle trame e fuorviano lo spettatore, orientandolo verso un cinema da spiegare anziché da vivere come emozione. Il genere noir si presta particolarmente all'equivoco, poiché per convenzione c'è una spiegazione finale che sembra indicare la supremazia della ragione sul brivido. Ma per fortuna, a scombinare tutto come un guastatore ironico e inquietante, ci pensa David Lynch: e sfido chiunque a raccontare o spiegare un film come questo, che rifugge da ogni logica lineare e avvolge lo spettatore fra le sue spire tortuose come la strada che gli da il nome. Nella realtà, infatti, Mulholland Drive è un serpente d'asfalto lungo cinquanta miglia che scende dalle colline di Santa Monica fino alla spiaggia di Malibu, toccando nel suo percorso le ville più esclusive di Hollywood. Nell'immaginario di Lynch è lo spartiacque che separa la Los Angeles dove vive e lavora (la sua casa e la sua società stanno proprio su quella via) dalla Hollywood onirica delle sue fantasie e dei suoi incubi. Ma si tratta di uno spartiacque del tutto evanescente e illusorio: al punto che risulta impossibile distinguere con certezza verità e finzione. Realtà alternative e parallele entrano in collisione per misteriose perturbazioni spazio-temporali, convivendo anche quando la logica le vorrebbe incompatibili. Ciò che conta non è la meta, è il percorso. Come ribadisce il regista, «Mulholland Drive è una strada molto lunga. E' bellissima di giorno e misteriosa di notte. Il film è un viaggio lungo quella strada, come lei pieno di curve, di zone d'ombra e di misteri: spero che gli spettatori si emozionino senza farsi troppe domande. Non c'è una sola spiegazione, ognuno può dare la sua». Inutile dunque porsi delle domande: molto meglio affidarsi alle emozioni e alle intuizioni. Come molti film di grandi visionari, Mulholland Drive oscilla fra il raggiro e il capolavoro: ma, come nei giochi di prestigio, se ci si rifiuta di lasciarsi ingannare si perde anche la possibilità di apprezzarne la magia. E' proprio quanto è accaduto ai responsabili della potente rete televisiva ABC. Il progetto originale nasceva infatti come serial, destinato a replicare il successo trasgressivo di Twin Peaks. Ma la puntata pilota fu giudicata scandalosa e incomprensibile e restituita al mittente. Grazie al produttore francese Alain Sarde, il materiale è stato rimontato e integrato per il cinema: così una serie TV mancata è diventata un film vincitore a Cannes e candidato all'Oscar, che ha riconsacrato Lynch e lanciato come star la bionda Naomi Watts e la bruna Laura Harring. Il che la dice lunga sulla miopia dei network ma anche sulla cecità che si attribuisce ai telespettatori, drogati da tonnellate di immagini che spiegano tutto e non suggeriscono più nulla all'immaginazione.

LA BATTUTA: Spero di non dovere mai vedere quella orribile faccia al di fuori del mio sogno.

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