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PINOCCHIO
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

PINOCCHIO
di Roberto Benigni, con Roberto Benigni, Nicoletta Braschi, Carlo Giuffré, Kim Rossi Stuart, Alessandro Bergonzoni.
Distribuzione: Medusa, durata: 111'

LA TRAMA: Come Pinocchio cessa d'essere un burattino e diventa un ragazzo.

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Cominciamo dalla fine, perché l'immagine conclusiva, dove l'ombra anarchica del burattino si distacca da Pinocchio divenuto "ragazzino perbene" per rifiutarsi di seguirlo a scuola e scapparsene all'aria aperta, è una delle poche idee poetiche del film. Atteso come un capolavoro annunciato, destinato ad essere l'equivalente cinematografico degli altri indimenticabili adattamenti collodiani (quello televisivo di Comencini e quello teatrale di Carmelo Bene), il Pinocchio di Benigni si rivela una grande delusione. Scritto secondo i dettami della legge Cerami (inventare restando fedeli allo spirito di Collodi), il film manca in realtà di vere invenzioni narrative e si limita ad essere una illustrazione accurata del testo, alla quale le scenografie di Danilo Donati danno sì lustro ma anche una ingombrante e fastidiosa impronta felliniana. Roba che va bene per il pubblico americano, presso il quale la Miramax ha buone speranze di lanciare il film con successo. I presupposti ci sono: da una parte c'è Benigni con l'effetto Oscar, dall'altra il capolavoro di Collodi, che non solo è uno dei pochi testi italiani conosciuti all'estero ma è in assoluto il libro più tradotto al mondio dopo la Bibbia. Cerami preannuncia goloso: «Negli Stati Uniti credono decisamente nel film e stanno lavorando bene». Pensato specificamente per un mercato internazionale, il film mette necessariamente a tacere la vena satirica di Benigni, che risulterebbe incomprensibile per degli spettatori che già faranno fatica a comprendere perché l'azione si svolge in Toscana e non in una specie di Tirolo come il cartone di Disney. Lasciata alla frontiera ogni cattiveria, Benigni gioca tutto sulla componente vitalistica, proclamando urbi et orbi il suo buonismo ecumenico: «il dovere di un artista è di mettere l'entusiasmo nella vita e oggi, in un mondo che sembra aver perso la fantasia, è giusto un personaggio come Pinocchio, che è unico al mondo: una grandinata di spensieratezze, una cornucopia di bellezze. Pinocchio fa bene a tutti». Parole rassicuranti che suonerebbero più appropriate in bocca al Grillo Parlante che non al Piccolo Diavolo. Insomma, sembra proprio che a Benigni con la mezza età sia accaduto lo stesso che è capitato a Pinocchio da piccolo: purtroppo, dopo tanto strepitare, alla fine è diventato anche lui un ragazzino perbene.

LA BATTUTA: Il tempo non esiste. Ma adesso andiamo, che si è fatto tardi.

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L'home page del film
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