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SIGNS
(Id.) di M. Night Shyamalan, con AMel Gibson, Joaquin Phoenix,
Cherry Jones, Rory Culkin, Abigail Breslin.
Distribuzione: UBuena Vista, durata: 106'
LA
TRAMA: Un pastore che ha smarrito la fede si trova a contatto
con misteriosi segnali provenienti da altre civiltà.
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I crop circles (gli enigmatici cerchi nel grano, che
dal 1976 sono apparsi ciclicamente nei posti più svariati
e in oltre dodicimila formazioni), hanno sempre diviso l'opinione
pubblica fra chi li crede manifestazioni di entità extraterrestri
e chi li ritiene più semplicemente opera di buontemponi.
Ma, come nel caso della celeberrima trasmissione radiofonica di
Orson Welles sulla presunta invasione degli alieni,
la verità è forse meno interessante delle reazioni
del pubblico: diviso a seconda dei casi fra scetticismo, speranza
e paura. Anche il film di Shyamalan è
in parte un gioco con lo spettatore, un ritorno alle paure dell'infanzia,
un affettuoso omaggio alla fantascienza degli anni Cinquanta;
il che però non gli impedisce di essere al tempo stesso
un'opera straordinariamente intensa, commovente e matura sul tema
della fede e del caso. Da sempre affascinato dai misteri che si
celano dietro le coincidenze, il regista di Sesto senso
e di Unbreakable ha fatto un film religioso che
pure non è riconducibile a nessuna confessione. Nato in
una famiglia induista, educato in una scuola cattolica, affascinato
dal buddismo zen, il regista di origine indiana ha trovato nel
cinema la sua vera e unica fede, il suo credo ecumenico: «Un
film deve contenere un significato, della suspense, emozioni e
umanità. E deve trasmettere un messaggio universale».
E' proprio nella capacità di comunicare, di esprimere e
interpretare i segni il cuore del film; nel rapporto misterioso
e tutt'altro che ovvio che c'è fra verità e bellezza.
Sia che siano opera di alieni o di buontemponi, i crop circles
sono diventati a pieno titolo una forma di land art,
di intervento artistico sul paesaggio. Il valore estetico delle
oro meravigliose geometrie frattali è comunque fuori discussione.
Allo stesso modo Signs, al di là del fenomeno
dal quale prende spunto, è soprattutto uno straordinario
esercizio di stile, un memorabile esempio di cinema: a metà
fra L'invasione degli ultracorpi e Gli
uccelli, fra la fantascienza e il thriller metafisico.
Shyamalan lo dirige con sopraffina maestria, creando un clima
inquietante con sorprendente economia di mezzi, senza bisogno
di stupire con effetti speciali e addirittura quasi senza mostrare
nulla.
Fedele in questo a un principio enunciato nientepopodimeno che
da Marcel Proust: e cioé che il fatto
estetico non consiste in una rivelazione, ma nella sua aspettativa.
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LA BATTUTA: E' possibile che le coincidenze
non esistano.
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