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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

SIGNS
(Id.) di M. Night Shyamalan, con AMel Gibson, Joaquin Phoenix, Cherry Jones, Rory Culkin, Abigail Breslin.
Distribuzione: UBuena Vista, durata: 106'

LA TRAMA: Un pastore che ha smarrito la fede si trova a contatto con misteriosi segnali provenienti da altre civiltà.

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I crop circles (gli enigmatici cerchi nel grano, che dal 1976 sono apparsi ciclicamente nei posti più svariati e in oltre dodicimila formazioni), hanno sempre diviso l'opinione pubblica fra chi li crede manifestazioni di entità extraterrestri e chi li ritiene più semplicemente opera di buontemponi. Ma, come nel caso della celeberrima trasmissione radiofonica di Orson Welles sulla presunta invasione degli alieni, la verità è forse meno interessante delle reazioni del pubblico: diviso a seconda dei casi fra scetticismo, speranza e paura. Anche il film di Shyamalan è in parte un gioco con lo spettatore, un ritorno alle paure dell'infanzia, un affettuoso omaggio alla fantascienza degli anni Cinquanta; il che però non gli impedisce di essere al tempo stesso un'opera straordinariamente intensa, commovente e matura sul tema della fede e del caso. Da sempre affascinato dai misteri che si celano dietro le coincidenze, il regista di Sesto senso e di Unbreakable ha fatto un film religioso che pure non è riconducibile a nessuna confessione. Nato in una famiglia induista, educato in una scuola cattolica, affascinato dal buddismo zen, il regista di origine indiana ha trovato nel cinema la sua vera e unica fede, il suo credo ecumenico: «Un film deve contenere un significato, della suspense, emozioni e umanità. E deve trasmettere un messaggio universale». E' proprio nella capacità di comunicare, di esprimere e interpretare i segni il cuore del film; nel rapporto misterioso e tutt'altro che ovvio che c'è fra verità e bellezza. Sia che siano opera di alieni o di buontemponi, i crop circles sono diventati a pieno titolo una forma di land art, di intervento artistico sul paesaggio. Il valore estetico delle oro meravigliose geometrie frattali è comunque fuori discussione. Allo stesso modo Signs, al di là del fenomeno dal quale prende spunto, è soprattutto uno straordinario esercizio di stile, un memorabile esempio di cinema: a metà fra L'invasione degli ultracorpi e Gli uccelli, fra la fantascienza e il thriller metafisico. Shyamalan lo dirige con sopraffina maestria, creando un clima inquietante con sorprendente economia di mezzi, senza bisogno di stupire con effetti speciali e addirittura quasi senza mostrare nulla. Fedele in questo a un principio enunciato nientepopodimeno che da Marcel Proust: e cioé che il fatto estetico non consiste in una rivelazione, ma nella sua aspettativa.

LA BATTUTA: E' possibile che le coincidenze non esistano.

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L'home page del film
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