|
THE
RING
(Id.) di Gore Verbinski, con Naomi Watts, Martin Henderson.
Distribuzione: UIP, durata: 110'
LA
TRAMA: Una videocassetta maledetta provoca la morte a distanza
di una settimana esatta del malcapitato che la visiona.
 |
|
|
La televisione e il videoregistratore fanno parte della vita quotidiana
ed gnuno di noi ha in casa una videocassetta priva di etichetta,
di cui non si ricorda più il contenuto: la prospettiva
che questi oggetti di uso comune possano provocare la morte è
tale da far venire i brividi a tutti. Questo spiega il successo
internazionale dell'idea di Kôji Suzuki,
un oscuro scrittore giapponese di cui oggi si parla come dello
Stephen King del Sol Levante. Il regista Hideo
Nakata ha tratto dal libro un horror gotico ricco di
suspense, Ringu, uscito nelle sale giapponesi
nel gennaio 1998. Il film ha avuto un successo senza precedenti,
ispirando la realizzazione di seguiti e prequel, di serie televisive,
di manga e persino un dramma radiofonico. Ringu
ha inoltre inaugurato un vero e proprio genere, lo psico-horror
o J-horror, che ha conquistato tutto il Giappone. Sull'onda
di questo successo, la DreakWorks ha deciso di realizzare un remake
ameticano ed ha affidato la regia a Gore Verbinski,
che aveva debuttato nella commedia di grande successo della stessa
DreamWorks, Un topolino sotto sfratto. Nella
traduzione americana l'originale giapponese abbandona i tempi
lunghi della regia di Nakata a favore di un ritmo incalzante e
frenetico, che vuole lasciare lo spettatore senza un attimo di
respiro. Un'altra differenza sostanziale è che, mentre
l'originale si abbandonava senza esitazioni alla dimensione onirica
e paranormale, il remake di Verbinski cerca di dare un minimo
di rigore logico agli accadimenti, a cominciare dalla decifrazione
degli enigmatici simboli visivi contenuti nella diabolica videocassetta.
«La cassetta assolve due diverse funzioni», spiega
il regista: «anzitutto nasconde degli indizi che possono
far comprendere il motivo per cui è stata girata: così,
mentre all’inizio le immagini appaiono piuttosto astratte,
col progredire della storia esse acquistano una ragione d’essere.
Inoltre il video doveva essere sconvolgente ma non trasmettere
la sensazione che fosse creato con questo intento. Non era una
cosa facile da realizzare. Ho cominciato a lavorare su alcune
delle immagini chiave del film giapponese, perché quando
fai un remake vuoi naturalmente conservare i momenti più
incisivi dell’originale. Poi ho fatto leva sugli aspetti
che personalmente trovo più inquietanti e ho cercato di
elaborarli in modo da farli risultare non solo avvincenti per
il pubblico, ma anche coerenti con l’ottica della persona
che aveva girato il video». Il risultato, al di là
delle predilezioni per l'ottica orientale od occidentale nei confronti
del genere, è un horror di ottima fattura, dove la paura
non nasce dal brutale imporsi degli effetti macabri, ma dal sottile
insinuarsi di elementi spiazzanti e disturbanti.
 |
LA BATTUTA: Voi giornalisti vi appropriate delle
disgrazie altrui e le diffondete come un'epidemia.
 |
LINK |
|
|