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THE RING
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

THE RING
(Id.) di Gore Verbinski, con Naomi Watts, Martin Henderson.
Distribuzione: UIP, durata: 110'

LA TRAMA: Una videocassetta maledetta provoca la morte a distanza di una settimana esatta del malcapitato che la visiona.

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La televisione e il videoregistratore fanno parte della vita quotidiana ed gnuno di noi ha in casa una videocassetta priva di etichetta, di cui non si ricorda più il contenuto: la prospettiva che questi oggetti di uso comune possano provocare la morte è tale da far venire i brividi a tutti. Questo spiega il successo internazionale dell'idea di Kôji Suzuki, un oscuro scrittore giapponese di cui oggi si parla come dello Stephen King del Sol Levante. Il regista Hideo Nakata ha tratto dal libro un horror gotico ricco di suspense, Ringu, uscito nelle sale giapponesi nel gennaio 1998. Il film ha avuto un successo senza precedenti, ispirando la realizzazione di seguiti e prequel, di serie televisive, di manga e persino un dramma radiofonico. Ringu ha inoltre inaugurato un vero e proprio genere, lo psico-horror o J-horror, che ha conquistato tutto il Giappone. Sull'onda di questo successo, la DreakWorks ha deciso di realizzare un remake ameticano ed ha affidato la regia a Gore Verbinski, che aveva debuttato nella commedia di grande successo della stessa DreamWorks, Un topolino sotto sfratto. Nella traduzione americana l'originale giapponese abbandona i tempi lunghi della regia di Nakata a favore di un ritmo incalzante e frenetico, che vuole lasciare lo spettatore senza un attimo di respiro. Un'altra differenza sostanziale è che, mentre l'originale si abbandonava senza esitazioni alla dimensione onirica e paranormale, il remake di Verbinski cerca di dare un minimo di rigore logico agli accadimenti, a cominciare dalla decifrazione degli enigmatici simboli visivi contenuti nella diabolica videocassetta. «La cassetta assolve due diverse funzioni», spiega il regista: «anzitutto nasconde degli indizi che possono far comprendere il motivo per cui è stata girata: così, mentre all’inizio le immagini appaiono piuttosto astratte, col progredire della storia esse acquistano una ragione d’essere. Inoltre il video doveva essere sconvolgente ma non trasmettere la sensazione che fosse creato con questo intento. Non era una cosa facile da realizzare. Ho cominciato a lavorare su alcune delle immagini chiave del film giapponese, perché quando fai un remake vuoi naturalmente conservare i momenti più incisivi dell’originale. Poi ho fatto leva sugli aspetti che personalmente trovo più inquietanti e ho cercato di elaborarli in modo da farli risultare non solo avvincenti per il pubblico, ma anche coerenti con l’ottica della persona che aveva girato il video». Il risultato, al di là delle predilezioni per l'ottica orientale od occidentale nei confronti del genere, è un horror di ottima fattura, dove la paura non nasce dal brutale imporsi degli effetti macabri, ma dal sottile insinuarsi di elementi spiazzanti e disturbanti.

LA BATTUTA: Voi giornalisti vi appropriate delle disgrazie altrui e le diffondete come un'epidemia.

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L'home page del film

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