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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

QUASI FAMOSI
(Almost Famous) di Cameron Crowe, con Billy Crudup, Frances McDormand, Kate Hudson, Patrick Fugit.
Distribuzione: Columbia, durata: 122'

LA TRAMA: 1973. Un giovanissimo aspirante giornalista rock viene accolto fra gli intimi del gruppo che idolatra.

clicca per ingrandire Le storie che raccontano il passaggio dall'adolescenza alla maturità esercitano un immediato richiamo, perché è facile immedesimarsi in quel momento dolce-amaro che appartiene all'esperienza di tutti noi. Ma chi di noi può dirsi così fortunato da aver varcato quella linea d'ombra, già mitica di per sé, immerso nel mondo dei suoi sogni e circondato dai suoi idoli? Invece è proprio quel che è successo a Cameron Crowe, che a soli quindici anni ha cominciato a fare il giornalista di musica rock, accolto prima dietro le quinte dei gruppi che adorava e poi nello staff della mitica rivista Rolling Stone, di cui sarebbe diventato addirittura condirettore. Una esperienza privilegiata e indimenticabile che Crowe, diventato poi sceneggiatore e regista (e di tutto rispetto: nominato all'Oscar per Jerry Maguire), ha saputo trasporre ora sullo schermo in questo film dal tocco particolarmente felice, al tempo stesso leggero e toccante nel rievocare persone ed esperienze così personali. Gli anni sono quelli della sua adolescenza, i mitici anni Settanta, ora tornati di moda e riproposti sullo schermo in una suggestiva ricostruzione che si avvale anche dei cimeli della collezione privata del regista. La musica è ovviamente quella degli artisti più influenti di quel periodo: dai Led Zeppelin agli Who, dagli Yes ai Black Sabbath, da Joni Mitchell agli Allman Brothers. Ma anche qui Cameron Crowe fa capolino, collaborando sotto pseudonimo alla composizione di molte delle canzoni originali del film. Eppure, nonostante questo totale coinvolgimento, Crowe ha saputo trovare la giusta distanza narrativa ed evitare glorificazioni autobiografiche. Nell'ottimo copione (Oscar per la miglior sceneggiatura originale) ha intrecciato i suoi personaggi con grande finezza, raccontando contemporaneamente la perdita dell'innocenza del suo protagonista ed alter-ego, il cui entusiasmo è condizionato dall'inesperienza, e una sorta di recupero dell'innocenza da parte degli altri due personaggi principali, che di esperienze ne hanno fatte anche troppe: il carismatico chitarrista rock e la fan perdutamente innamorata di lui (la giovane rivelazione Kate Hudson, nomination all'Oscar). Crowe riesce infine ad evitare la retorica celebrativa del successo. Infatti, nel descrivere splendori e miserie dell'immaginario complesso degli Stillwater, si è rifatto a un gruppo minore, i Poco, che in quegli anni ha vissuto una breve stagione di notorietà: un po' la stessa scelta elegante che fece Tom Hanks nel suo Music Graffiti, raccontando la musica degli anni Sessanta attraverso gli autori di una sola canzone di successo. Storie emblematiche di quasi famosi, appunto.

   

LA BATTUTA: Non si può diventare amici delle rock star.

IL LINK
L'home page del film

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