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QUASI
FAMOSI
(Almost Famous) di Cameron Crowe, con Billy Crudup, Frances McDormand,
Kate Hudson, Patrick Fugit.
Distribuzione: Columbia, durata: 122'
LA
TRAMA: 1973. Un giovanissimo aspirante giornalista rock viene
accolto fra gli intimi del gruppo che idolatra.
Le storie che raccontano il passaggio dall'adolescenza alla maturità
esercitano un immediato richiamo, perché è facile
immedesimarsi in quel momento dolce-amaro che appartiene all'esperienza
di tutti noi. Ma chi di noi può dirsi così fortunato
da aver varcato quella linea d'ombra, già mitica di per
sé, immerso nel mondo dei suoi sogni e circondato dai suoi
idoli? Invece è proprio quel che è successo a Cameron
Crowe, che a soli quindici anni ha cominciato a fare il giornalista
di musica rock, accolto prima dietro le quinte dei gruppi che
adorava e poi nello staff della mitica rivista Rolling Stone,
di cui sarebbe diventato addirittura condirettore. Una esperienza
privilegiata e indimenticabile che Crowe, diventato poi sceneggiatore
e regista (e di tutto rispetto: nominato all'Oscar per Jerry
Maguire), ha saputo trasporre ora sullo schermo in questo
film dal tocco particolarmente felice, al tempo stesso leggero
e toccante nel rievocare persone ed esperienze così personali.
Gli anni sono quelli della sua adolescenza, i mitici anni Settanta,
ora tornati di moda e riproposti sullo schermo in una suggestiva
ricostruzione che si avvale anche dei cimeli della collezione
privata del regista. La musica è ovviamente quella degli
artisti più influenti di quel periodo: dai Led Zeppelin
agli Who, dagli Yes ai Black Sabbath, da Joni Mitchell agli Allman
Brothers. Ma anche qui Cameron Crowe fa capolino, collaborando
sotto pseudonimo alla composizione di molte delle canzoni originali
del film. Eppure, nonostante questo totale coinvolgimento, Crowe
ha saputo trovare la giusta distanza narrativa ed evitare glorificazioni
autobiografiche. Nell'ottimo copione (Oscar per la miglior sceneggiatura
originale) ha intrecciato i suoi personaggi con grande finezza,
raccontando contemporaneamente la perdita dell'innocenza del suo
protagonista ed alter-ego, il cui entusiasmo è condizionato
dall'inesperienza, e una sorta di recupero dell'innocenza da parte
degli altri due personaggi principali, che di esperienze ne hanno
fatte anche troppe: il carismatico chitarrista rock e la fan perdutamente
innamorata di lui (la giovane rivelazione Kate Hudson, nomination
all'Oscar). Crowe riesce infine ad evitare la retorica celebrativa
del successo. Infatti, nel descrivere splendori e miserie dell'immaginario
complesso degli Stillwater, si è rifatto a un gruppo minore,
i Poco, che in quegli anni ha vissuto una breve stagione di notorietà:
un po' la stessa scelta elegante che fece Tom Hanks nel suo Music
Graffiti, raccontando la musica degli anni Sessanta attraverso
gli autori di una sola canzone di successo. Storie emblematiche
di quasi famosi, appunto.
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LA BATTUTA: Non si può diventare amici
delle rock star.
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