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L'angolo
rosso
di
Jon Avnet, con Richard Gere, Bai Ling, Bradley Whitford, Byron
Mann, Peter Donat.
USA,
1998. Distr.: U.I.P., durata: 122'
LA
TRAMA: Durante un viaggio d'affari in Cina, un americano ingiustamente
accusato di omicidio viene affidato a una giovane avvocato del
luogo che non vuol credere alla sua innocenza.
E'
ormai così radicata in noi la colonizzazione culturale americana,
che quasi non si fa più caso a quanto gli statunitensi siano convinti
di rappresentare il miglior modello di civiltà e di democrazia
possibile. Tanta arroganza emerge però in maniera particolarmente
smaccata nei film che vogliono mettere direttamente a paragone
il modello americano con altri tipi di cultura o di società. E'
il caso di questo film, dove a fare le spese del confronto è la
repubblica cinese, avviata sull'incerta strada delle riforme e
dell'occidentalizzazione. Non si tratta tuttavia di un film banale,
in quanto il congenito atteggiamento di superiorità a stelle e
strisce che lo pervade è anche l'oggetto del racconto: viene cioè
messo in discussione. Se da un lato il protagonista - come in
molti film analoghi - finisce vittima di una struttura ottusa
e opprimente, dall'altro impara ad apprezzare l'onestà intellettuale
di chi lo difende. La cosa curiosa è che lo sceneggiatore Robert
King si è ispirato, nella costruzione di questo thriller, a una
disavventura occorsa a sua sorella, fermata per errore da poliziotti
italiani durante un viaggio in Europa: come a dire che il ruolo
di semi-civilizzati riservato ai cinesi in qualche modo ci riguarda
direttamente.
LA BATTUTA: Lei
sarà fucilato, signore. Il costo del proiettile verrà addebitato
alla sua famiglia.
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