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L'avvocato
del diavolo
(The
Devil's Advocate) di Taylor Hackford, con Al Pacino, Keanu Reeves,
Charlize Theron, Jeffrey Jones, Judith Ivey, Craig T.Nelson.
USA,
1997. Distr.: Warner, durata:143''
LA
TRAMA: Un giovane avvocato rampante che non ha mai perso una
causa scopre il prezzo del suo successo.
Ha
il sapore classico della mitica serie Ai confini della realtà
questo apologo firmato da Taylor Hackford, il regista di "Ufficiale
e gentiluomo". Il fascino vecchio stile del film deriva dai dialoghi
compiaciutamente letterari, dalle soluzioni narrative volutamente
antiquate (come quella di rivelare alla fine che è tutto un sogno)
e soprattutto dalla scelta di proporre sotto forma di racconto
fantastico un quesito morale: e cioé se sia giusto o meno per
un avvocato prendere le difese di un imputato quando lo scopre
essere colpevole. Giocando su un modo di dire che qui viene preso
alla lettera (Keanu Reeves viene assunto effettivamente come avvocato
dal diavolo Al Pacino), il film riflette sulla giustizia-spettacolo
e sui problemi etici che comportano sfide legali in cui il trionfo
di un avvocato si sostituisce a quello della giustizia. Questo
aspetto morale del film è più importante a mio avviso del gioco
sulla figura del diavolo, che pure fa riferimento a molti e dichiarati
precedenti cinematografici, da "Rosemary's Baby" di Polanski a
"Sentinel" di Michael Winner. La recitazione sulfurea di Al Pacino
(doppiato come al solito magistralmente da Giancarlo Giannini)
dà un certo fascino istrionico alle parole di questo demonio,
a cui è affidata, paradossalmente, la morale del film.
LA BATTUTA: Il
senso di colpa è come un sacco pieno di mattoni: non devi fare
altro che scaricarlo.
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