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CAST
AWAY
(Id.) di Robert Zemeckis, con Tom Hanks, Helen Hunt, Nick Searcy.
Distribuzione: U.I.P., durata: 170'
LA
TRAMA: Un uomo ossessionato dalla puntualità e dalla
precisione perde tutto ma ritrova sé stesso naufragando
su un'isola deserta.
Tempi duri per la fiction. Il successo dei fratelli televisivi
grandi e piccoli rischia di far diventare obsoleto il concetto
stesso di finzione narrativa. Negli Stati Uniti si è affermato
molto prima che da noi il famigerato reality show : ossia
il tipo di programma che ha per protagoniste delle persone qualunque
sottratte bruscamente al loro habitat naturale ed inserite ad
uso delle telecamere in una situazione e in un contesto circoscritti
ma ad alta potenzialità drammatica, sia esso un appartamento
o un'isola deserta. E in un ambiente desertico si svolge infatti
«Survivor», una prova di sopravvivenza che in America
fa 25 milioni di telespettatori e si appresta a sbarcare presto
anche in Italia. Di fronte all' imperversare della cosiddetta
tv-verità, Zemekis oppone il grande cinema di finzione:
basato sull'artificio ma capace proprio per questo di cogliere
e di trasmettere non la cronaca superficiale ma la verità
essenziale delle cose e delle emozioni. Un cinema classico, antico,
quasi muto: considerando che per più di un' ora Tom Hanks
recita in totale solitudine e in silenzio, senza neanche il supporto
di una voce narrante. Pur senza essere un capolavoro, «Cast
Away» è un film intenso e ambizioso, che vuole aiutarci
a cogliere la differenza fra vivere e sopravvivere. Un film che
non teme di affrontare una storia ricca di implicazioni metaforiche,
una parabola di morte e rinascita, una storia realistica ma al
tempo stesso simbolica ed esemplare come possono essere un sogno,
una favola o un mito. Poiché, come diceva Pasolini, "solo
chi è realistico è mitico e solo chi è mitico
è realistico". Un trionfo della finzione basato
su una cura maniacale della verosimiglianza: basti pensare che,
per essere credibile nei succinti panni del naufrago, Tom Hanks
si è prima imbolsito e poi è dimagrito di venticinque
chili; e che lo sceneggiatore William Broyles, un coriaceo ex-marine,
si è fatto abbandonare su un' isola messicana senza armi
e senza cibo. Come il loro personaggio, gli autori di «Cast
Away» si sono imposti insomma una prova di sopravvivenza:
una prova coraggiosa e vincente, soprattutto oggi che l'occhio
onnivoro e indiscreto della tv sembra mettere in crisi la sopravvivenza
del concetto stesso di finzione artistica.
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LA BATTUTA:
Non commettiamo il peccato di voltare le spalle al tempo.
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