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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

CAST AWAY
(Id.) di Robert Zemeckis, con Tom Hanks, Helen Hunt, Nick Searcy.
Distribuzione: U.I.P., durata: 170'

LA TRAMA: Un uomo ossessionato dalla puntualità e dalla precisione perde tutto ma ritrova sé stesso naufragando su un'isola deserta.

clicca per ingrandire Tempi duri per la fiction. Il successo dei fratelli televisivi grandi e piccoli rischia di far diventare obsoleto il concetto stesso di finzione narrativa. Negli Stati Uniti si è affermato molto prima che da noi il famigerato reality show : ossia il tipo di programma che ha per protagoniste delle persone qualunque sottratte bruscamente al loro habitat naturale ed inserite ad uso delle telecamere in una situazione e in un contesto circoscritti ma ad alta potenzialità drammatica, sia esso un appartamento o un'isola deserta. E in un ambiente desertico si svolge infatti «Survivor», una prova di sopravvivenza che in America fa 25 milioni di telespettatori e si appresta a sbarcare presto anche in Italia. Di fronte all' imperversare della cosiddetta tv-verità, Zemekis oppone il grande cinema di finzione: basato sull'artificio ma capace proprio per questo di cogliere e di trasmettere non la cronaca superficiale ma la verità essenziale delle cose e delle emozioni. Un cinema classico, antico, quasi muto: considerando che per più di un' ora Tom Hanks recita in totale solitudine e in silenzio, senza neanche il supporto di una voce narrante. Pur senza essere un capolavoro, «Cast Away» è un film intenso e ambizioso, che vuole aiutarci a cogliere la differenza fra vivere e sopravvivere. Un film che non teme di affrontare una storia ricca di implicazioni metaforiche, una parabola di morte e rinascita, una storia realistica ma al tempo stesso simbolica ed esemplare come possono essere un sogno, una favola o un mito. Poiché, come diceva Pasolini, "solo chi è realistico è mitico e solo chi è mitico è realistico". Un trionfo della finzione basato su una cura maniacale della verosimiglianza: basti pensare che, per essere credibile nei succinti panni del naufrago, Tom Hanks si è prima imbolsito e poi è dimagrito di venticinque chili; e che lo sceneggiatore William Broyles, un coriaceo ex-marine, si è fatto abbandonare su un' isola messicana senza armi e senza cibo. Come il loro personaggio, gli autori di «Cast Away» si sono imposti insomma una prova di sopravvivenza: una prova coraggiosa e vincente, soprattutto oggi che l'occhio onnivoro e indiscreto della tv sembra mettere in crisi la sopravvivenza del concetto stesso di finzione artistica.

  16:9  

LA BATTUTA: Non commettiamo il peccato di voltare le spalle al tempo.

IL LINK
L'home page del film

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