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CHOCOLAT
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

CHOCOLAT
(Id.) di Lasse Hallstrom, con Juliette Binoche, Johnny Depp, Judi Dench, Alfred Molina, Lena Olin, Carrie-Ann Moss.
Distribuzione: Eagle Pictures, durata: 120'

LA TRAMA: 1959. L'arrivo di una misteriosa pasticcera sconvolge beneficamente il grigiore accidioso di un placido paesino perbenista francese.

clicca per ingrandire Attenzione: se siete cinematograficamente allergici alle stucchevolezze, questo film potrebbe risultarvi fatale come un'overdose di zuccheri per un diabetico. Ma se, al contrario, amate le favole ad alto tasso glicemico, è decisamente il film che fa per voi. Il romanzo, già di per sé ultrasorridente, della scrittrice franco-inglese Joanne Harris è stato ulteriormente edulcorato: il lieto fine è diventato lietissimo e il conflitto fra la protagonista deliziosamente pagana e il curato bigotto è stato spostato sul sindaco per non urtare la suscettibilità dei cattolici perbenisti. Persino la location si è addolcita: il paese immaginario di Lansquenet ha trovato la sua ambientazione ideale nel pittoresco villaggio francese di Flavigny che, nella realtà, è celebre per la sua produzione di caramelle all'anice. Detto questo, la commedia di Lasse Hallström (il regista di «Le regole della casa del sidro» e «La mia vita a quattro zampe») è garbata e piacevole, grazie anche a un cast di tutto rispetto, nel quale spiccano la deliziosa Juliette Binoche (addolcita ulteriormente dalla gravidanza incipiente) e Lena Olin: dolce a priori, in qualità di dolce metà del regista. Fra le non-dolci spiccano invece l'ombrosa Judi Dench e l'accigliata Carrie-Ann Moss (la protagonista di «Matrix»). Come ha detto la Binoche, "la cioccolata è un simbolo meraviglioso e misterioso, i Maia usavano il cacao nelle loro cerimonie, nutrivano di cacao gli uomini che partivano per lunghi viaggi. Una pozione magica. Nel film i cioccolatini sono piccoli ponti che aiutano le persone a comunicare con se stesse prima e con gli altri poi, perché non c'è tolleranza per gli altri se sappiamo tollerare noi stessi". L'idea del film è infatti quella di usare il cacao come metafora dell'amore e della tolleranza, accentuando il potenziale magico e pagano in cui affondano le origini del cacao (scoperto dalla civiltà Maya e definito a quel tempo "il cibo degli dei") e sfruttando un'analogia fra il destino della protagonista e quello della cioccolata: che è stata storicamente oggetto di repressione, giudizi moralistici e messe al bando. Se l'ambizione di fondo è simile a quella di «Il pranzo di Babette», i risultati sono molto lontani da quel capolavoro: un po' come se quel pranzo indimenticabile si fosse limitato al buffet dei dolciumi. Tuttavia è un film gradevole e infatti è stato fin troppo gradito, ottenendo addirittura cinque nomination all'Oscar: miglior film, migliore sceneggiatura non originale(Robert Nelson Jacobs), miglior colonna sonora (Rachel Portman), migliore attrice non protagonista (la Dench) e miglior attrice protagonista (la Binoche). Chi fosse rimasto affascinato dall'aspetto gastronomico del film può degustare la torta di Vianne e le altre ricette famose della storia del cinema sul sito www.mangiarebene.com/cinema.

   

LA BATTUTA: Se non ha visto la nuova chocolaterie, le dia un'occhiata. Deve conoscere il nemico.

IL LINK
L'home page del film

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