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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

CONTA SU DI ME
(You Can Count On Me) di Kenneth Lonergan, con Laura Linney, Mark Ruffalo, Rory Culkin, Matthew Broderick, Jon Tenney.
Distribuzione: Key Films, durata: 109'

LA TRAMA: In un tranquillo paesino di provincia, l'incontro-scontro fra due fratelli divisi dalle scelte ma uniti dai bisogni affettivi.

clicca per ingrandire L'idea di mettere a confronto due fratelli opposti per scelte di vita e carattere non è certo nuova: da noi la sviluppò efficacemente persino Verdone in quello che si distingue come uno dei suoi film meno superficiali, «Io e mia sorella». Ma ciò che fa l'originalità di «Conta su dei me» è la capacità di superare gli stereotipi e le soluzioni isapute e prevedibili. Apparentemente, infatti, i due protagonisti sono perfettamente agli antipodi, come da copione: Terry (Mark Ruffalo) è il fratello scapestrato, irresponsabile, ribelle; mentre Sammy (l'ottima Laura Linney, candidata all'Oscar) è la sorella perbene, tutta chiesa e famiglia. Adeguato e quasi inevitabile anche lo scenario del loro ritrovarsi: Scottsville, una cittadina sorridente e noiosa fra le dolci colline dello stato di New York. In realtà, lo sviluppo della storia ci porta ben presto a scoprire che Terry è capace di una dedizione affettiva velleitaria ma generosa, mentre la sorella nasconde, dietro la sua solerte perfezione alla Barbie, una insoddisfatta voglia di trasgressione e una rigidità emotiva solipsistica e autodistruttiva. Fratello e sorella si rivelano insomma molto più simili di come non appaiano a prima vista, accomunati dagli stessi vuoti affettivi, dovuti alla prematura scomparsa dei genitori. Il film esplora con finezza fra le pieghe di questi sedimenti luttuosi, senza indulgere nei sentimentalismi ma anche senza cercare soluzioni rassicuranti e finali a buon mercato. Ancora una volta, il luogo comune è infatti in agguato e vorrebbe che tra i due opposti si trovasse una immancabile mediazione e che i conflitti si stemperassero in una ritrovata unità familiare; ma anche sotto questo aspetto il regista e sceneggiatore Kenneth Lonegan evita le scorciatoie narrative e lascia la storia realisticamente aperta, in bilico fra il pessimismo e la speranza. Un esordio di lusso, dunque, questo di Lonegan, che debutta nella regia dopo una prestigiosa carriera di commediografo e sceneggiatore (era suo il delizioso copione di «Terapia e pallottole») e conferma le sue qualità maggiori nella scrittura, candidandosi all'Oscar per la miglior sceneggiatura originale. Produttore esecutivo del film Martin Scorsese, che ormai da anni va affiancando il suo eccezionale lavoro di regista con un lodevole impegno a sponsorizzare i talenti emergenti della nuova Hollywood.

   

LA BATTUTA: - Non puoi chiederlo a tuo fratello?
- Prima dovrei rivolgergli la parola!

IL LINK
L'home page del film

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