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Copland
di
James Mangold, con Sylvester Stallone, Harvey Keitel, Ray Liotta,
Robert De Niro, Peter Berg, Janeane Garofalo, Michael Rapaport,
Annabella Sciorra.
USA,
1997. Distr.: Cecchi Gori
LA
TRAMA: Uno sceriffo bolso e ottuso trova il coraggio di ribellarsi
alla corruzione che si annida nella sua tranquilla cittadina,
abitata tutta da poliziotti.
Con
l'avanzare dell'età, Stallone è stato costretto a incentrare i
suoi film su qualcos'altro che non il semplice turgore dei muscoli.
Prima ha cercato, come Schwarzenegger, di spostarsi sul versante
della commedia, ma senza troppo successo. Ora tenta una via più
intimista, affrontando proprio il tema della vecchiaia e un personaggio
che sta all'opposto del suo cliché di vincente forzuto. Dimostrano
quanto tenesse a questo insolito ruolo il fatto che abbia accettato
una paga ridotta e che si sia lasciato ingrassare di venti chili.
Così fa piacere che abbia centrato il bersaglio, interpretando
uno dei suoi film migliori, meritatamente invitato all'ultimo
Festival di Venezia. Eppure, a ben guardare, questo film inconsueto
e melanconico è per lui un ritorno alle origini, al mitico "Rocky":
non più nello sfoggio di bicipiti, ovviamente, ma nel tema della
rivalsa di un uomo umiliato e offeso. Quello del riscatto individuale
in un ambiente ostile è d'altronde un tema ricorrente nel cinema
americano: tanto che nell'ostinato sceriffo di "Cop Land" aleggia
il ricordo illustre del collega di "Mezzogiorno di fuoco".
LA BATTUTA:
Tu sei lo sceriffo e loro comandano.
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