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Dark
City
di Alex Proyas, con Rufus Sewell, Kiefer Sutherland, Jennifer
Connelly, William Hurt
Distribuzione:
Cecchi Gori, durata: 106'
LA
TRAMA: Un uomo scopre che i suoi ricordi, e la realtà come
lui la conosce, non sono che delle costruzioni artificiali.
Il
postulato è lo stesso del luminosissimo «Truman Show»: l'esistenza
di un microcosmo artificiale, creato col diabolico intento di
illuderci e di confonderci. Ma, come suggerisce il titolo, «Dark
City» mette in scena questa fantasia in chiave notturna e tenebrosa.
La cifra stilistica è la stessa di film come «Brazil» o «L'esercito
delle dodici scimmie»: un'ambientazione paradossale e straniante,
ottenuta mescolando passato e futuro, tecnologie avveniristiche
e cimeli da archeologia industriale. Ma l'invenzione più originale
e suggestiva di questo film è l'idea di una metamorfosi notturna,
durante la quale un'intera città si scompone e ricompone per adattarsi
alla memoria mutante iniettata dagli invasori alieni: incubo kafkiano
ed espressionista che inserisce di diritto Alex Proyas, già autore
de «Il corvo», nel novero dei grandi visionari. La sua è una fantascienza
cinematografica restituita alla dignità delle sue origini letterarie:
come la definisce lo stesso regista, "un genere riservato alle
idee che possono modificare il tuo modo di vedere le cose, e non
semplicemente usata per mostrare città fatte saltare in aria da
grandi astronavi".
LA BATTUTA: Usiamo
i vostri cadaveri come recipienti.
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