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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

DRIVEN
(Id.) di Renny Harlin, con Sylvester Stallone, Burt Reynolds, Kyp Pardue, Til Schweiger, Gina Gerson, Estella Warren.
Distribuzione: Warner, durata: 115'

LA TRAMA: Il proprietario di una scuderia si rivolge a un ex campione per aiutare un giovane pilota a vincere il campionato.

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Bisogna ammettere che ogni tanto Stallone ha tentato di allontanarsi dagli stereotipi che gli hanno assicurato il successo. Ma le sue volenterose escursioni nella direzione di un cinema più ricercato e crepuscolare (come in passato fece con Copland o recentemente con La vendetta di Carter) non hanno incontrato il favore del pubblico. Così stavolta ha deciso di ritornare, in maniera spudorata, a battere territori più consolidati. In questo caso ha prelevato di peso la sceneggiatura del quinto e sfortunato «Rocky» e l'ha trapiantata nel mondo della Formula Cart, la versione statunitense della Formula Uno. Nonostante l'età e il fisico non propriamente congeniali, Stallone si è infilato dunque il casco ed ha indossato la tuta di un pilota veterano per interpretare l'ennesima variante del suo ruolo preferito: quello dell'uomo alla deriva che trova il proprio riscatto. Ne è nato un filmetto convenzionale senz'anima e senza storia, che merita di venire menzionato solo per l'efficace sintesi fra stunt, effetti speciali e computergrafica. Se pensavate che i videogiochi e la super-regia di Tele+ vi avessero già offerto tutte le angolazioni possibili nella visione di un Gran Premio, «Driven» vi farà ricredere. In genere, la visuale di soggettiva del pilota si ottiene sistemando una macchina da presa sul retro dell'auto, ma l'effetto è solo apparentemente realistico. La macchina da presa infatti è fissa, mentre la vera prospettiva del pilota è molto diversa: i suoi occhi si muovono continuamente per mettere a fuoco la pista. Questo film ricorre perciò a una vastissima gamma di angoli di presa per cogliere la visione caotica che ha realmente il pilota: l'esperienza di concentrazione e distorsione della visuale al massimo della velocità e nelle diverse condizioni climatiche. Il regista Renny Harlin ha fatto ricorso a molte macchine da presa: ha usato una macchina piccolissima, chiamata Eyemo, che può essere montata sulle sospensioni di un'auto, una WesCam per le riprese aeree, una Technocrane per muoversi intorno alle vetture e una FotoSonic, con 300 fotogrammi al secondo per girare le scene dell'incendio. Per poter tenere il passo coi bolidi, come camera car è stato usato un mostro da 500 cavalli. L'effetto è spettacolare, grazie anche alla perfezione delle immagini generate al computer, indistinguibili dalla realtà. I realizzatori hanno cercato di mettere lo spettatore davanti a uno scontro, in mezzo al fuoco, o nell'abitacolo del pilota quando la macchina si avvita su se stessa. Insomma: più che un film, un'attrazione da luna-park riservata soprattutto agli appassionati del brivido a quattro ruote. Ma a questi ultimi Clarence fornisce i filmati di veri MotorCrash senza far pagare i soldi del biglietto.

   

LA BATTUTA: Non ti liberi mai della paura.

IL LINK
L'home page del film

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