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DRIVEN
(Id.) di Renny Harlin, con Sylvester Stallone, Burt Reynolds,
Kyp Pardue, Til Schweiger, Gina Gerson, Estella Warren.
Distribuzione: Warner, durata: 115'
LA
TRAMA: Il proprietario di una scuderia si rivolge a un ex
campione per aiutare un giovane pilota a vincere il campionato.
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Bisogna ammettere che ogni tanto Stallone ha tentato di allontanarsi
dagli stereotipi che gli hanno assicurato il successo. Ma le sue
volenterose escursioni nella direzione di un cinema più
ricercato e crepuscolare (come in passato fece con Copland
o recentemente con La vendetta di Carter) non hanno incontrato
il favore del pubblico. Così stavolta ha deciso di ritornare,
in maniera spudorata, a battere territori più consolidati.
In questo caso ha prelevato di peso la sceneggiatura del quinto
e sfortunato «Rocky» e l'ha trapiantata nel mondo
della Formula Cart, la versione statunitense della Formula
Uno. Nonostante l'età e il fisico non propriamente congeniali,
Stallone si è infilato dunque il casco ed ha indossato
la tuta di un pilota veterano per interpretare l'ennesima variante
del suo ruolo preferito: quello dell'uomo alla deriva che trova
il proprio riscatto. Ne è nato un filmetto convenzionale
senz'anima e senza storia, che merita di venire menzionato solo
per l'efficace sintesi fra stunt, effetti speciali e computergrafica.
Se pensavate che i videogiochi e la super-regia di Tele+ vi avessero
già offerto tutte le angolazioni possibili nella visione
di un Gran Premio, «Driven» vi farà ricredere.
In genere, la visuale di soggettiva del pilota si ottiene sistemando
una macchina da presa sul retro dell'auto, ma l'effetto è
solo apparentemente realistico. La macchina da presa infatti è
fissa, mentre la vera prospettiva del pilota è molto diversa:
i suoi occhi si muovono continuamente per mettere a fuoco la pista.
Questo film ricorre perciò a una vastissima gamma di angoli
di presa per cogliere la visione caotica che ha realmente il pilota:
l'esperienza di concentrazione e distorsione della visuale al
massimo della velocità e nelle diverse condizioni climatiche.
Il regista Renny Harlin ha fatto ricorso a molte macchine
da presa: ha usato una macchina piccolissima, chiamata Eyemo,
che può essere montata sulle sospensioni di un'auto, una
WesCam per le riprese aeree, una Technocrane per muoversi intorno
alle vetture e una FotoSonic, con 300 fotogrammi al secondo per
girare le scene dell'incendio. Per poter tenere il passo coi bolidi,
come camera car è stato usato un mostro da 500 cavalli.
L'effetto è spettacolare, grazie anche alla perfezione
delle immagini generate al computer, indistinguibili dalla realtà.
I realizzatori hanno cercato di mettere lo spettatore davanti
a uno scontro, in mezzo al fuoco, o nell'abitacolo del pilota
quando la macchina si avvita su se stessa. Insomma: più
che un film, un'attrazione da luna-park riservata soprattutto
agli appassionati del brivido a quattro ruote. Ma a questi ultimi
Clarence fornisce i filmati di veri MotorCrash
senza far pagare i soldi del biglietto.
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LA BATTUTA: Non ti liberi mai della paura.
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