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FINAL FANTASY
(Final Fantasy: The Spirits Within) di Hironobu Sakaguchi, con
le voci italiane di Michaela Esdra, Roberto Chevalier, Roberto
Pedicini, Giorgio Lopez.
Distribuzione: Columbia, durata: 105'
LA
TRAMA: Nel futuro, una scenziata cerca di bloccare un'invasione
aliena cercando le ultime tracce di spirito vitale sopravvissute
sulla Terra.
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Se quest'estate avete indugiato sotto l'ombrellone sfogliando
le riviste di gossip alla ricerca dei pettegolezzi sulle star,
sappiate che potrebbe essere stata l'ultima occasione. «Final
Fantasy» inaugura forse l'era dei cast virtuali: tutti attori
digitali che non fanno i capricci dei divi, non pretendono cachet
miliardari e non hanno vita privata sulla quale spettegolare.
Il film varca infatti il confine tra animazione e cinema dal vero,
offrendo una simulazione dei protagonisti umani quasi perfetta.
E stravolge anche il connubio fra cinema e videogioco, eliminando
la necessità di trasporre i personaggi in attori e prolungando
invece direttamente il gioco in film. Il regista Hironobu Sakaguchi
è infatti anche il manager dell'area sviluppo della Square
Co Ltd., che ha prodotto e venduto 33 milioni di esemplari del
suo videogioco più celebre: appunto la saga di «Final
Fantasy», di cui è in preparazione il decimo episodio.
Frutto di una produzione mista nippo-americana, il film è
stato realizzato a metà strada nei nuovi studi digitali
della Sqare, appositamente costruiti ad Honolulu. Anche la vicenda
è un compromesso tra le due culture: da un lato è
pervasa dalla spiritualità animistica tipica del Giappone
e dall'immaginario apocalittico caratteristico degli Anime e dei
Manga, dall'altro è costruita secondo i canoni narrativi
dei B-Movie di fantascienza made in USA. Il risultato è
un ibrido piuttosto deludente rispetto alle aspettative generate
dalle ghiotte anticipazioni trapelate sul film. Ma se l'aspetto
narrativo può lasciare perplessi, l'impianto visivo è
decisamente da urlo. Pur senza pretendere di realizzare personaggi
completamente realistici, i realizzatori (un pool di collaboratori
provenienti da 22 diverse località del mondo e dagli effetti
speciali tecnicamente più evoluti, come quelli di «Godzilla»,
«Titanic», «Toy Story» e «Matrix»)
sono riusciti a creare un cybermondo di grande suggestione e verosimiglianza.
Questo universo digitale è stato realizzato interamente
al computer, utilizzando software proprietari su macchine Silicon
Graphic Ink. Ma la vera sfida sono stati i personaggi: «se
rappresentare gli oggetti inanimati è relativamente facile
- ha osservato Sakaguchi - è difficilissimo simulare il
movimento, i capelli ed il vestiario degli esseri umani, anche
perché siamo particolarmente critici nei confronti di ciò
che osserviamo tutti i giorni». E' una sfida che può
considerarsi vinta. I costumi sono stati simulati separatamente
dalle figure umane ed applicati successivamente per ottenere un
effetto realisico delle pieghe del tessuto in movimento; i capelli
della protagonista sono stati realizzati con un software da 10
milioni di dollari che ha calcolato separatamente i 60.000 capelli
di Aki determinandone il movimento e l'interazione con la luce;
e, quanto al movimento dei personaggi, è stata usata la
procedura nota come motion capture: un attore, con indosso
una tuta aderente come una seconda pelle e punteggiata da 37 contrassegni
catarifrangenti, effettuava i movimenti previsti dalla scena mentre
sedici speciali cineprese inviavano le immagini ai computer, che
abbinavano quei movimenti a quelli dei personaggi digitali. Insomma,
anche sotto questo aspetto la prospettiva tradizionale è
stata ribaltata e gli esseri umani hanno fatto da controfigure
ai protagonisti virtuali.
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LA BATTUTA: La città forse è perduta,
ma noi ancora no.
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