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FINAL FANTASY
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

FINAL FANTASY
(Final Fantasy: The Spirits Within) di Hironobu Sakaguchi, con le voci italiane di Michaela Esdra, Roberto Chevalier, Roberto Pedicini, Giorgio Lopez.
Distribuzione: Columbia, durata: 105'

LA TRAMA: Nel futuro, una scenziata cerca di bloccare un'invasione aliena cercando le ultime tracce di spirito vitale sopravvissute sulla Terra.

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Se quest'estate avete indugiato sotto l'ombrellone sfogliando le riviste di gossip alla ricerca dei pettegolezzi sulle star, sappiate che potrebbe essere stata l'ultima occasione. «Final Fantasy» inaugura forse l'era dei cast virtuali: tutti attori digitali che non fanno i capricci dei divi, non pretendono cachet miliardari e non hanno vita privata sulla quale spettegolare. Il film varca infatti il confine tra animazione e cinema dal vero, offrendo una simulazione dei protagonisti umani quasi perfetta. E stravolge anche il connubio fra cinema e videogioco, eliminando la necessità di trasporre i personaggi in attori e prolungando invece direttamente il gioco in film. Il regista Hironobu Sakaguchi è infatti anche il manager dell'area sviluppo della Square Co Ltd., che ha prodotto e venduto 33 milioni di esemplari del suo videogioco più celebre: appunto la saga di «Final Fantasy», di cui è in preparazione il decimo episodio. Frutto di una produzione mista nippo-americana, il film è stato realizzato a metà strada nei nuovi studi digitali della Sqare, appositamente costruiti ad Honolulu. Anche la vicenda è un compromesso tra le due culture: da un lato è pervasa dalla spiritualità animistica tipica del Giappone e dall'immaginario apocalittico caratteristico degli Anime e dei Manga, dall'altro è costruita secondo i canoni narrativi dei B-Movie di fantascienza made in USA. Il risultato è un ibrido piuttosto deludente rispetto alle aspettative generate dalle ghiotte anticipazioni trapelate sul film. Ma se l'aspetto narrativo può lasciare perplessi, l'impianto visivo è decisamente da urlo. Pur senza pretendere di realizzare personaggi completamente realistici, i realizzatori (un pool di collaboratori provenienti da 22 diverse località del mondo e dagli effetti speciali tecnicamente più evoluti, come quelli di «Godzilla», «Titanic», «Toy Story» e «Matrix») sono riusciti a creare un cybermondo di grande suggestione e verosimiglianza. Questo universo digitale è stato realizzato interamente al computer, utilizzando software proprietari su macchine Silicon Graphic Ink. Ma la vera sfida sono stati i personaggi: «se rappresentare gli oggetti inanimati è relativamente facile - ha osservato Sakaguchi - è difficilissimo simulare il movimento, i capelli ed il vestiario degli esseri umani, anche perché siamo particolarmente critici nei confronti di ciò che osserviamo tutti i giorni». E' una sfida che può considerarsi vinta. I costumi sono stati simulati separatamente dalle figure umane ed applicati successivamente per ottenere un effetto realisico delle pieghe del tessuto in movimento; i capelli della protagonista sono stati realizzati con un software da 10 milioni di dollari che ha calcolato separatamente i 60.000 capelli di Aki determinandone il movimento e l'interazione con la luce; e, quanto al movimento dei personaggi, è stata usata la procedura nota come motion capture: un attore, con indosso una tuta aderente come una seconda pelle e punteggiata da 37 contrassegni catarifrangenti, effettuava i movimenti previsti dalla scena mentre sedici speciali cineprese inviavano le immagini ai computer, che abbinavano quei movimenti a quelli dei personaggi digitali. Insomma, anche sotto questo aspetto la prospettiva tradizionale è stata ribaltata e gli esseri umani hanno fatto da controfigure ai protagonisti virtuali.

   

LA BATTUTA: La città forse è perduta, ma noi ancora no.

IL LINK
L'home page del film

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