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LE
FOLLIE DELL'IMPERATORE
(The Emperor's New Groove) di Mark Dinal, con le voci italiane
di Anna Marchesini, Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu, Adalberto
Maria Merli.
Distribuzione: Buena Vista, durata: 78'
LA
TRAMA: In un regno fantastico, le peripezie del giovane e
arrogante imperatore Kuzco, trasformato in lama dalla sua perfida
consigliera.
Quando un manager lascia un'azienda, normalmente svuota i cassetti:
così, quando Jeffrey Katzenberg è uscito dalla Disney
per dirigere il reparto animazione dalla DreamWorks, si è
portato dietro i progetti che aveva precedentemente avviato e
le due società si sono trovate, non senza imbarazzo, a
lavorare parallelamente su progetti gemelli dalla incerta paternità.
Dall'idea della comunità delle formiche sono nati «Z
la formica» e «Bug's Life»; dall'idea di una
ambientazione precolombiana «La strada per El Dorado»
e «Le follie dell'imperatore», realizzato ora ma messo
in cantiere già nel lontano 1994. In entrambe le coppie
di film le storie sono diverse, ma le somiglianze restano smaccate
sia nell'impostazione visiva che nella dinamica dei personaggi.
Ma se in questa occasione la DreamWorks aveva bruciato sul tempo
la Disney, quest'ultima vince il duello sul piano della qualità:
abbastanza affini da un punto di vista grafico, i due film divergono
infatti nettamente sul piano dell'efficacia narrativa, che risulta
pienamente a favore de «Le follie dell'imperatore».
Il merito, come spesso accade nei cartoon, sta nella felice caratterizzazione
dei comprimari: qui l'irresistibile coppia formata dalla vecchia
megera Yzma e dal suo ottuso ma candido cavalier servente Kronk.
"Yazma - ha dichiarato il capo-animatore Dale Baer
- è il personaggio più divertente che abbia mai
animato in tutta la mia carriera. Ha un collo allungato, fianchi
e spalle ossuti e braccia lunghissime. Puoi renderla in modo caricaturale
senza farle perdere l'aspetto umano. Una delle cose più
spassose nell'animarla è che cerca sempre di apparire femminile
ed elegante e non ci riesce mai ". Quanto all'ambientazione
andina, prende spunto dall'arte degli Inca, ovviamente semplificata
e caricaturizzata per enfatizzare il lato umoristico. Anche il
paesaggio sembra una caricatura di sé stesso, con le montagne
dalle pareti perfettamente verticali e il patchwork dei campi
coltivati simile a una trapunta. I fondali sono estremamente stilizzati:
anziché puntare sulla minuzia dei dettagli, si è
preferito cercare uno stile più semplice, per indirizzare
sempre l'occhio dello spettatore sui personaggi. Una scelta che
si rifà alla sobrietà dello stile grafico dei classici
Disney degli anni Cinquanta e in particolare a «Peter Pan»
e «Lilli il vagabondo». «Le follie dell'imperatore»
si allontana invece dai canoni Disney per quanto riguarda la struttura
del racconto e delle gag, che appare più libera e meno
convenzionale del solito. Risultato, un film un po' ibrido: divertente,
visivamente pulito, ma parzialmente incompiuto e a volte un po'
troppo televisivo. Ora, per il futuro, resta da sperare nella
varietà, confidando che la Disney e la DreamWorks la smettano
di rincorrersi su binari paralleli: altrimenti questa faccenda
dei doppi film rischia di diventare più comica dei film
stessi.
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LA BATTUTA: Ultimamente Yzma ha preso la pessima
abitudine di governare il Paese alle mie spalle.
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