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Funny
Games
di
Michael Haneke, con Susanne Lothar, Ulrich Muehe, Frank Giering,
Arno Frish.
Austria,
1997. Distr.: Lucky Red, durata: 103'
LA
TRAMA: Due giovani apparentemente perbene si introducono in
una casa su un laghetto austriaco, sequestrando e seviziando una
famiglia in vacanza.
Quello
della violenza nel cinema è un tema talmente dibattuto, che non
si contano gli interventi a riguardo. Ma, più che le opinioni
di natura ideologica o morale, credo gioverebbero a questo proposito
contributi di natura estetica, forniti cioé sotto forma di film
dagli stessi registi. Dopo il deludente «Crimini invisibili» di
Wim Wenders, può tornare utile rivedere la recente riedizione
di «Arancia meccanica» o questo «Funny Games», reduce da una contestatissima
proiezione lo scorso anno al Festival di Cannes. Non può certo
definirsi un film bello, a causa della sua voluta e dichiarata
sgradevolezza. Ma ha un suo interesse nella scelta di rinunciare
alla funzione catartica della rappresentazione artistica. Il cinquantaseienne
regista austriaco Michael Haneke prende di petto lo spettatore,
negandogli la mediazione estetica della violenza, così come ogni
risvolto positivo della vicenda o la scappatoia rassicurante di
un lieto fine. C'è solo il freddo, sciatto, assurdo orrore quotidiano,
così come ce lo comunica impietosamente e quotidianamente la cronaca.
Tutto ciò allo scopo di porre allo spettatore una domanda provocatoria:
credi davvero di essere in grado di distinguere la realtà dalla
sua rappresentazione?
LA BATTUTA: C'è
qualcuno alla porta!
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