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GHOST DOG
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a cura di Alessandro Bencivenni in collaborazione con in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

GHOST DOG - IL CODICE DEL SAMURAI
(Ghost Dog - The Way of the Samurai) di Jim Jarmush, con Forest Whitaker, John Tormey, Cliff Gorman, Henry Silva, Victor Argo, Tricia Vessey.
Distribuzione: B.I.M., durata: 113'

LA TRAMA: In una anonima città del Nord America, uno strano killer nero vive attenendosi all'antico codice dei samurai.

Il poster Il cinema americano ha raccontato come una sorta di epopea (seppure negativa) le vicende di Cosa Nostra. Da quando la mafia italoamericana ha cominciato ad essere soppiantata negli Stati Uniti dall'affermarsi di altre organizzazioni criminali a base etnica - asiatiche, nere, ispaniche - Hollywood non ha mancato di celebrare anche il declino della mitologia mafiosa, in film nei quali il confine fra orrore e nostalgia è talvolta ambiguo. Non ci sono equivoci, invece, in questo curiosissimo film di Jarmush, nel quale i mafiosi in crisi sono descritti come ridicoli personaggi da cartone animato. E' un film che trasuda nostalgia per un perduto codice di autodisciplina guerriera, ma questa nostalgia non riguarda il cosiddetto codice d'onore dei mafiosi (che anzi viene ridicolizzato nella sua ipocrisia), bensì un'etica da guerriero solitario, che fa di «Ghost Dog» una sorta di western crepuscolare metropolitano. Ne è protagonista uno straordinario Forest Whitaker, possente e dinoccolato come un orso triste, che veste i panni di un singolare killer nero, che vive (e soprattutto muore) attenendosi strettamente alla morale degli antichi Samurai. "Il codice dei samurai va cercato nella morte", recita la sua bibbia, ossia lo «Hagakure», l'antico codice segreto dei Samurai che il monaco seicentesco Yamamoto trasmise al suo discepolo Tsuramoto Tashiro. Whitaker e Jarmush percorrono questa via in straordinario equilibrio fra solenne tragicità e caustica ironia. Ne risulta un film originalissimo, che si rifà a fonti eterogenee, che vanno da «Le Samurai» di Melville a «Branded to Kill» di Suzuki, da «Frankestein» a «Rashomon». Il regista si accosta alla storia con un approccio simile a quello dei musicisti jazz alla loro musica: e cioècreando un mosaico originale fatto di tasselli riconducibili a un'unica fonte. E, a proposito di musica, merita una citazione a parte la colonna sonora di RZA, il fondatore del gruppo Wu-Tang Clan: un rapper molto originale, che qualcuno ha soprannominato il Thelonious Monk dell' hip-hop.

LA BATTUTA: Le questioni di maggiore gravità vanno trattate con leggerezza. Le questioni di minore gravità vanno trattate seriamente.

IL LINK
L'home page del film

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