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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

THE GIFT
(Id.) di Sam Raimi, con Cate Blanchett, Greg Kinnear, Hilary Swank, Giovanni Ribisi, Katie Holmes e Keanu Reeves.
Distribuzione: Medusa, durata: 112'

LA TRAMA: Una sensitiva collabora al rinvenimento di un cadavere ma finisce sotto la minaccia dell'assassino.

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Insolitamente austero questo film di Sam Raimi (l'acclamato regista de La casa), che abbandona temporaneamente l'horror per il thriller psicologico. Stavolta si trepida dunque per la suspense ma non per il raccapriccio e il numero dei cadaveri si riduce ad uno: peraltro di tipo abbastanza tradizionale, cioé più propenso a restar morto che ha riprendere vita come uno zombie. Alla sobrietà della regia corrisponde quella della recitazione, affidata a un cast di tutto rispetto nel quale spicca la deliziosa Cate Blanchett, capace di interpretare con pudore e mestizia il suo doloroso privilegio di sensitiva: «sono il tipo di persona che non vuole sapere cosa accadrà nel futuro - ha dichiarato l'attrice australiana - e pertanto non sono mai stata da un veggente né mi sono mai fatta leggere le carte o la mano. Ho dovuto superare la paura ed andare a consultare diversi veggenti e medium, cosa che si è rivelata un'esperienza davvero sbalorditiva. La maggior parte dei veggenti con cui ho parlato mi hanno detto che il loro è un dono che restituirebbero volentieri, poiché comporta enormi responsabilità». Il sovrannaturale dunque aleggia, ma in maniera sottile e - relativamente parlando - realistica: grazie anche alla sceneggiatura misurata del talentuoso Billy Bob Thornton. Sulla falsariga di Soldi sporchi, Raimi si concentra sulla descrizione di una provincia sonnolenta ma preda di passioni segrete: in questo caso i sobborghi di Savannah in Georgia, che nel film dà corpo alla immaginaria cittadina di Brixton. Una location quanto mai appropriata, visto che Savannah vanta una consolidata tradizione di infestazioni di spiriti e riti vodoo e che le mangrovie e le querce nodose e deformate dei suoi boschi suggeriscono con efficacia al pubblico l'esistenza di un mondo parallelo e di assortite entità sovrannaturali. Peccato però che, al pari dei paludosi panorami del film, esso ristagni troppo spesso in una piattezza ripetitiva e stenti a decollare emotivamente. Così, nonostante le molte qualità e l'ambientazione suggestiva, il film risulta nel complesso piuttosto noioso e la diabolica Savannah finisce per venire declassata a Slow-wannah: il nomignolo che le dava la troupe a causa dell'andazzo lento e sonnolento della tediosa vita locale.

   

LA BATTUTA: Non riesco a capire la differenza che c'è fra la mia testa e la mia anima.

IL LINK
L'home page del film

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