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HANNIBAL
(Id.) di Ridley Scott, con Anthony Hopkins, Julianne Moore, Ray
Liotta, Gary Oldman, Giancarlo Giannini.
Distribuzione: FilmAuro, durata: 128'
LA
TRAMA: Hannibal prospera indisturbato, ma un miliardario orribilmente
sfigurato dal cannibale mette la polizia sulle sue tracce per
vendicarsi.
Chi non è rimasto sconcertato nello scoprire che il mostro
di Firenze aveva il volto di Pietro Pacciani? Perché, se
nella realtà il male può avere un aspetto banale,
nel nostro immaginario sentiamo la necessità di figurarcelo
titanico e seducente. In questo senso, Hannibal the Cannibal è
diventato ormai un archetipo definitivo. Ciò che rendeva
così inquietante «Il silenzio degli innocenti»
non era infatti l'infrangersi di uno degli ultimi tabù
del nostro tempo - il cannibalismo - quanto la capacità
di rendere affascinante la figura del Mostro. Dopo il grande successo
del film e i suoi cinque Oscar, un sequel era inevitabile.
Lo scrittore Thomas Harris se l'è cavata con abilità
e astuzia, replicando alcuni ingredienti di successo del precedente
romanzo: anche qui c'è un cattivo peggiore del Mostro e
anche qui la protagonista femminile è al tempo stesso cacciatrice
e preda di Hannibal. In più, c'è una ambientazione
italiana sufficientemente di maniera da irretire il lettore anglosassone
e da irritare quello nostrano. L'accentuazione degli elementi
macabri e un sottile disincanto ironico sono indizi di come l'autore
abbia lavorato più di mestiere che di ispirazione. Lo stesso
può dirsi sostanzialmente di Ridley Scott, che ha accettato
di dirigere il sequel dopo la rinuncia di Jonathan Demme.
Benché il film si prenda delle libertà rispetto
al romanzo (il finale, ad esempio, è completamente diverso),
ne conserva le caratteristiche di fondo: come il prevalere delle
efferatezze visive sulle raffinatezze dialettiche. Scarseggia
la tensione (im)morale che animava il vero Hannibal, e l'orrore
si è fatto molto più concreto ma meno conturbante.
Ne guadagna invece l'ambientazione in una Firenze livida e irriconoscibile
e la vena di macabro romanticismo. Lo humour stempera in parte
le scene più macabre (come quella già celebre della
cena a base di cervello umano) ma si attenua anche la dimensione
quasi metafisica che il male assumeva nell'altro film. "Il
pubblico considera Hannibal Lecter un moderno Nosferatu ",
dice Scott, "perché è seducente e affascinante
e allo stesso tempo ci terrorizza. Come per tutti i grandi mostri
della letteratura, esiste una curiosità perversa nei loro
confronti. Il fascino di Hannibal però è meno mistico,
egli esiste nella nostra contemporaneità, il ché
lo rende assolutamente spaventoso: c'è la possibilità
che ti cammini a fianco per strada." Anche la recitazione
di Hopkins tende a renderci il mostro meno distante. "Questo
Hannibal", ha dichiarato l'attore confrontandolo col
personaggio dell'altro film "è il tipo di uomo
con cui ti farebbe piacere andare al Caffé ".
A patto di fare attenzione a non finire sul menu, ovviamente.
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LA BATTUTA: Devo confessarle che sto
pensando molto seriamente di mangiare sua moglie.
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