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Harry
a pezzi
di
Woody Allen, con Woody Allen, Billy Crystal, Demi Moore, Robin
Williams, Amy Irving, Stanley Tucci.
USA,
1997. Distr.: Cecchi Gori, durata: 96' '
LA
TRAMA: Un intellettuale di mezza età si reca a ricevere una
onorificenza e, strada facendo, si confronta e si riconcilia con
i fantasmi del suo passato.
Woody
Allen ha inaugurato l'ultima Mostra di Venezia con uno dei suoi
film più originali. A raccontarlo, il soggetto sembra lo stesso
di "Il posto delle fragole" di Bergman. E non ha caso Woody Allen,
grande ammiratore del regista svedese, si è ispirato ad uno dei
suoi capolavori per questa riflessione sul proprio passato. La
situazione è infatti simile a quella che ebbe a protagonista Victor
Sjöström, solo che qui tutto è rovesciato in commedia: per dirne
una, Allen si reca a ritirare il suo premio come il personaggio
di Bergman, ma non trova nessuno che lo accompagni e finisce per
andarci in compagnia di un morto e di una puttana; e per di più
anziché venire insignito dell'onorificenza, viene arrestato di
fronte a suo figlio e sbattuto in cella. Parlare di semplice parodia,
però, sarebbe riduttivo. Allen, a suo modo, fa davvero un bilancio
della sua vita e, dopo le vicissitudini personali che lo hanno
visto protagonista della cronaca rosa e giudiziaria, gioca insistentemente
sul contrasto fra il successo nella vita artistica e i fallimenti
in quella sentimentale e sulle colpe delle quali più spesso si
è sentito far carico: l'assoluto scetticismo verso ogni forma
di idealismo politico o religioso e l'altrettanto assoluta incapacità
di essere costante e fedele in amore. Per entrambi i reati si
processa e si assolve da par suo, sintetizzando le sue due colpe
in una battuta: orgasmo e sarcasmo.
LA BATTUTA: Sono
andato in overdose di me stesso.
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