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HARRY, UN AMICO VERO
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

HARRY, UN AMICO VERO
(Harry, un ami qui vous veut du bien) di Dominik Moll, con Laurent Lucas, Sergi Lopez, Mathilde Seigner, Sophie Gullemin.
Distribuzione: KeyFilms, durata: 117'

LA TRAMA: Una famiglia in vacanza viene sconvolta dall'arrivo di uno strano amico, deciso a farli felici a tutti i costi.

clicca per ingrandire Ormai siamo abituati a scomodare il termine humour nero per qualsiasi film che mescoli risate ad elementi macabri ed efferati, come fa ad esempio il divertente Snatch. Ma se si volesse usare questa definizione nello spirito col quale venne coniata da Breton e dai surrealisti, ben pochi film meriterebbero tale appellativo. Bene, Harry, un amico vero appartiene a questa élite: nessun compiacimento, nessuna forzatura, nessun dettaglio raccapricciante, ma piuttosto un salto graduale e impercettibile dal verosimile all'assurdo che centra in pieno l'obiettivo di ottenere un effetto inquietante, sovversivo, antisentimentale ma al tempo stesso emotivamente coinvolgente. Il film comincia infatti come una di quelle innocue commedie in cui un simpatico rompiscatole sconvolge la vita di un pacifico succube. Ma poi le cose si fanno più complesse, più ambigue, cominciano ad agire ad un livello più profondo. Senza troppo rivelare per non rovinare i colpi di scena, diciamo che il film si sposta sulla linea di Delitto per delitto di Hitchcock: dove due personaggi si trovano vincolati da un patto segreto, sottoscritto in maniera unilaterale da uno di loro. Il regista Dominik Moll ha preso in prestito la classica struttura di un rapporto fra allievo e mentore, per poi sconvolgere le regole, spiazzare lo spettatore e rendere sempre più sfuggente il confine fra male e bene, fra giusto e sbagliato. Come un angelo spietato, il personaggio di Harry abbatte le false certezze del protagonista e risuscita le sue dimenticate ambizioni adolescenziali, i suoi traditi sogni giovanili: lo stesso tema del Disneyano Faccia a faccia, ma spalmato di veleno anziché di melassa. « Mi piacciono i film che incutono terrore ma che al tempo stesso divertono, come Shining o Gli uccelli» - ha dichiarato il regista «Le soluzioni di Harry sono spaventose ma divertenti. Sono spaventose perché criminali, sono divertenti perché liberatorie. Non mi interessa aggredire il pubblico ma voglio attirarlo dentro il film e far sì che si diverta, anche durante le scene paurose». In Francia il pubblico è stato al gioco, decretando al film un sorprendente successo, sancito anche da quattro premi César. Ora il film esce in Italia, come postuma dimostrazione dell'intuito e del gusto di Kermit Smith, il fondatore della KeyFilms, recentemente e prematuramente scomparso.

   

LA BATTUTA: Ci si può esprimere solamente nella esagerazione.

IL LINK
L'home page del film

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