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L'IMPERATORE E L'ASSASSINO
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a cura di Alessandro Bencivenni in collaborazione con in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

L'IMPERATORE E L'ASSASSINO
(Jing ke ci qin wang) di Chen Kaige, con Gong Li, Zhang Fengyi, Li Xuejian, Sun Zhou.
Distribuzione: Medusa, durata: 163'

LA TRAMA: Pur di unificare la Cina sotto un unico impero, il re Qin Shi Huangdi non esita a uccidere chiunque ostacoli questo progetto, anche se si tratta dei suoi familiari più stretti.

Il poster Nell'anno 221 a.C. il re di Qin divenne il primo imperatore (Qin Shi Huangdi) della Cina unificata: fu colui che eresse la celeberrima muraglia. Quando l'imperatore Qin assunse il potere, la Cina usciva da un periodo di grandi tumulti e rivolte durato 200 anni, conosciuto sotto il nome di "Il Periodo degli Stati Guerrieri". Nato alla fine di un periodo così tumultuoso e violento, il sogno di Qin di una Cina unificata apparve assolutamente legittimo e venne accettato da molti come un mandato ufficiale giunto direttamente dai cieli. Tuttavia, le violenze perpetrate per raggiungere il suo obiettivo furono efferate. Animato dal desiderio di unificare la Cina, il Primo Imperatore non soltanto massacrò migliaia di innocenti, ma uccise anche molte persone a lui vicine. L'unica persona cara ad essergli sopravvissuta fu Lady Zhao, la donna che amava e che inizialmente condivideva la sua visione. Con il tempo, però, i sistemi violenti e spietati usati dal re ed il massacro di bambini innocenti distrussero l'amore che li legava. Alla fine, il Primo Imperatore della Cina si trovò completamente solo e visse in uno stato di paranoia fino al giorno della sua morte. L'Imperatore era una persona complicata, animata da conflitti interiori, responsabile di una missione celeste: riunire in un unico grande impero la Cina dei suoi antenati. Un grande regno in cui tutti gli uomini parlano la stessa lingua, usano la stessa moneta, costruiscono una grande muraglia per proteggere la loro nazione dagli stranieri: un paese enorme governato da un'unica persona. Sebbene l'Imperatore riuscì ad unificare la Cina, l'uso brutale della forza e la sua brama di potere gli valsero molti nemici. Di conseguenza l'impero di Qin durò soltanto 16 anni, dopodiché venne spodestato da Han. Ma in questo caso, il fine giustifica i mezzi? Il film cerca di dare una risposta, storica e morale, a questo quesito. Regista è l'ex-dissenziente Chen Kaige (quello di «Addio mia concubina»), che sembra ora in rapporti molto meno conflittuali con il regime cinese: tali da consentirgli di avere a disposizione il budget più ricco finora mai concesso nel suo paese per una produzione cinematografica, e tali anche da ingenerare il sospetto che si sia voluto adombrare nel grande unificatore del Celeste Impero un precursore di Mao. Sia presente o meno un sottinteso celebrativo, il film offre comunque un ritratto tutt'altro che agiografico dell'imperatore, immortalato a fosche tinte e con uno stile così altamente drammatico e solenne, che si sarebbe tentati di definirlo - all'occidentale - shakespeariano. Peccato che, nell'improbo sforzo di rendere in italiano la caratteristica cadenza tragica orientale, i doppiatori si scontrino spesso con la intraducibilità di un eloquio dalla musicalità bizzarra e, per noi, involontariamente grottesca.

LA BATTUTA: Nell'espressione degli occhi c'è ogni risposta.

IL LINK
L'home page del film

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