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L'IMPERATORE
E L'ASSASSINO
(Jing
ke ci qin wang) di Chen Kaige, con Gong Li, Zhang Fengyi, Li Xuejian,
Sun Zhou.
Distribuzione: Medusa, durata: 163'
LA
TRAMA: Pur di unificare la Cina sotto un unico impero, il
re Qin Shi Huangdi non esita a uccidere chiunque ostacoli questo
progetto, anche se si tratta dei suoi familiari più stretti.
Nell'anno
221 a.C. il
re di Qin divenne il primo imperatore (Qin Shi Huangdi) della
Cina unificata: fu colui che eresse la celeberrima muraglia. Quando
l'imperatore Qin assunse il potere, la Cina usciva da un periodo
di grandi tumulti e rivolte durato 200 anni, conosciuto sotto
il nome di "Il Periodo degli Stati Guerrieri". Nato alla fine
di un periodo così tumultuoso e violento, il sogno di Qin di una
Cina unificata apparve assolutamente legittimo e venne accettato
da molti come un mandato ufficiale giunto direttamente dai cieli.
Tuttavia, le violenze perpetrate per raggiungere il suo obiettivo
furono efferate. Animato dal desiderio di unificare la Cina, il
Primo Imperatore non soltanto massacrò migliaia di innocenti,
ma uccise anche molte persone a lui vicine. L'unica persona cara
ad essergli sopravvissuta fu Lady Zhao, la donna che amava e che
inizialmente condivideva la sua visione. Con il tempo, però, i
sistemi violenti e spietati usati dal re ed il massacro di bambini
innocenti distrussero l'amore che li legava. Alla fine, il Primo
Imperatore della Cina si trovò completamente solo e visse in uno
stato di paranoia fino al giorno della sua morte. L'Imperatore
era una persona complicata, animata da conflitti interiori, responsabile
di una missione celeste: riunire in un unico grande impero la
Cina dei suoi antenati. Un grande regno in cui tutti gli uomini
parlano la stessa lingua, usano la stessa moneta, costruiscono
una grande muraglia per proteggere la loro nazione dagli stranieri:
un paese enorme governato da un'unica persona. Sebbene l'Imperatore
riuscì ad unificare la Cina, l'uso brutale della forza e la sua
brama di potere gli valsero molti nemici. Di conseguenza l'impero
di Qin durò soltanto 16 anni, dopodiché venne spodestato da Han.
Ma in questo caso, il fine giustifica i mezzi? Il film cerca di
dare una risposta, storica e morale, a questo quesito. Regista
è l'ex-dissenziente Chen Kaige (quello di «Addio
mia concubina»), che sembra ora in rapporti molto meno conflittuali
con il regime cinese: tali da consentirgli di avere a disposizione
il budget più ricco finora mai concesso nel suo paese per
una produzione cinematografica, e tali anche da ingenerare il
sospetto che si sia voluto adombrare nel grande unificatore del
Celeste Impero un precursore di Mao. Sia presente o meno un sottinteso
celebrativo, il film offre comunque un ritratto tutt'altro che
agiografico dell'imperatore, immortalato a fosche tinte e con
uno stile così altamente drammatico e solenne, che si sarebbe
tentati di definirlo - all'occidentale - shakespeariano. Peccato
che, nell'improbo sforzo di rendere in italiano la caratteristica
cadenza tragica orientale, i doppiatori si scontrino spesso con
la intraducibilità di un eloquio dalla musicalità
bizzarra e, per noi, involontariamente grottesca.
LA BATTUTA: Nell'espressione
degli occhi c'è ogni risposta.
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