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INTIMACY
- NELL'INTIMITA'
(Intimacy) di Patrice Chéreau, con Mark Rylance, Kerry
Fox, Timothy Spall, Alastair Galbraith, Marianne Faithfull.
Distribuzione: Mikado, durata: 120'
LA
TRAMA: Una coppia si incontra e fa all'amore una volta alla
settimana senza dire una parola e senza sapere nulla l'uno dell'altra.
Il luogo comune vorrebbe che per un uomo la relazione più
comoda fosse quella con una donna che si conceda senza chiedere
nulla e senza pretendere legami o coinvolgimenti. E' anche quello
che crede inizialmente Jay, il protagonista del film, appena reduce
dalla separazione con la sua famiglia, quando allaccia una singolare
relazione con Claire, donna misteriosa che fa all'amore con lui
una volta alla settimana, in uno squallido appartamento semivuoto,
senza che i due quasi si parlino né sappiano nulla l'uno
dell'altra. E invece è proprio Jay (apparentemente sicuro
di sé fino all'arroganza ma segretamente assai fragile,
come tutti gli uomini di questa storia) a soccombere gradualmente
al desiderio di sapere di più della sua compagna occasionale
e di pretendere quella totalità di rapporto che invece
lei non è disposta a concedergli. Perché l'intimità
è sinonimo di conoscenza ed è la mancanza di intimità
che turba i nostri rapporti con gli altri. Questo almeno è
il tema del bel racconto di Hanif Kureishi a cui Intimacy
si ispira. Pakistano di origine ma inglese di nascita, Kureishi
ha profondamente influenzato il cinema e la televisione inglesi
con due celebri adattamenti dai suoi romanzi: My Beautiful
Laundrette e Il Budda delle periferie. Stavolta, nonostante
l'ambientazione londinese, è il regista francese di formazione
teatrale Patrice Chéreau a interpretare un suo racconto:
e lo fa con grande finezza e intensità, tanto da aver vinto
meritatamente l'Orso d'Oro al festival di Berlino. Un premio che
la giuria ha espresso all'unanimità ma che da alcuni benpensanti
è stato contestato con scandalo. Intimacy è
infatti un film dove il sesso è molto esplicito, crudo,
anche se più livido e drammatico che eccitante. Eppure
non è un film sul sesso. Come ha detto il regista, «è
un film sul bisogno che l'uomo ha della donna, un bisogno confuso
e spaventato dall'amore». E' anche una riflessione dolente,
che si sforza di non essere disperata, sulla conoscenza fra gli
individui e sul dolore della separazione: come dice il protagonista
nel racconto, «ho cercato di convincermi che lasciare delle
persone non è la cosa peggiore che puoi fare loro. Può
risultare triste, ma non deve obbligatoriamente essere una tragedia.
Se non si lasciasse niente o nessuno, non ci sarebbe spazio per
il nuovo».
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LA BATTUTA: Schiavi dei nostri desideri, ecco
chi siamo.
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