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IO,
ME & IRENE
(Me
Myself and Irene) di Peter & Bobby Farrelly, con Jim Carrey, Renée
Zellweger, Chris Cooper, Robert Forster, Richard Jenkins.
Distribuzione: FOX, durata: 116'
LA
TRAMA: Una ragazza ingenua e un poliziotto schizofrenico e
imbranato devono fare entrambi i conti con la seconda personalità
di quest'ultimo: un alter ego sbruffone e combinaguai.
La
formula è la stessa del fortunato «Tutti pazzi per
Mary»: impertinenza e trasgressione. Se infatti il codice
non scritto della comicità politicamente corretta vieta
tassativamente di infierire su animali, portatori di handycap,
minoranze etniche, omosessuali e diversi assortiti, i pestiferi
fratelli Farrelly se ne fregano allegramente di tutti questi tabł
e sguazzano in una comicitą sboccata, volgare ma irresistibilmente
irriverente. Attenzione: volgare ma non rozza. Perché se,
tanto per infrangere qualche altro tabù, il film abbonda
in turpiloquio, escrementi e falli di gomma, le trovate comiche
si basano su elementi tutt'altro che banali e, alla fin fine,
verso tutte le minoranze apparentemente bistrattate c'è
sì mancanza di tatto ma non veramente di rispetto. Come
si regolano i due registi riguardo ai limiti dettati dal buon
gusto? Semplice: li oltrepassano. Come ha ben detto Renée
Zellweger, eccellente coprotagonista del film, "esiste
il buon gusto, il cattivo gusto e il gusto dei Farrelly".
Insomma, «Io, me e Irene» è un film intelligente
che gioca a fare lo scemo. Nei confronti di «Tutti pazzi
per Mary» manca l'elemento della novità e, per colpire
lo spettatore sotto la cintura, i Farrelly sono costretti a calcare
fin troppo la mano, con esito non sempre felice e qualche lungaggine.
Ma, a fare la differenza, qui c'è la presenza irresistibile
di Jim Carrey. La storia si basa su uno sdoppiamento della personalità:
un poliziotto imbranato subisce senza reagire le prepotenze altrui,
finché per reazione lascia emergere un alter ego egocentrico
e sbruffone. Questo offre a Carrey l'occasione di prodursi in
numeri da vera e propria antologia comica ogni volta che il protagonista
entra in conflitto con sé stesso. La lotta interiore si
estende infatti sul piano fisico e Carrey, tutto da solo, fa a
pugni con sé stesso, si prende a schiaffi, si fa lo sgambetto,
si scaraventa giù da una macchina e, addirittura, porta
sé stesso svenuto sulle spalle. Sullo schermo c'è
solo lui, eppure si ha davvero l'impressione di vederne due. Una
magia che non deve nulla agli effetti speciali ma tutto alle straordinarie
capacità mimiche di Carrey che, come i grandi comici di
una volta, possiede anche l'elasticità di un vero acrobata.
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LA BATTUTA: Il
cuore è come un'ambulanza: quando chiamano devi assolutamente
correre!
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