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IO, ME E IRENE
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

IO, ME & IRENE
(Me Myself and Irene) di Peter & Bobby Farrelly, con Jim Carrey, Renée Zellweger, Chris Cooper, Robert Forster, Richard Jenkins.
Distribuzione: FOX, durata: 116'

LA TRAMA: Una ragazza ingenua e un poliziotto schizofrenico e imbranato devono fare entrambi i conti con la seconda personalità di quest'ultimo: un alter ego sbruffone e combinaguai.

Il poster La formula è la stessa del fortunato «Tutti pazzi per Mary»: impertinenza e trasgressione. Se infatti il codice non scritto della comicità politicamente corretta vieta tassativamente di infierire su animali, portatori di handycap, minoranze etniche, omosessuali e diversi assortiti, i pestiferi fratelli Farrelly se ne fregano allegramente di tutti questi tabł e sguazzano in una comicitą sboccata, volgare ma irresistibilmente irriverente. Attenzione: volgare ma non rozza. Perché se, tanto per infrangere qualche altro tabù, il film abbonda in turpiloquio, escrementi e falli di gomma, le trovate comiche si basano su elementi tutt'altro che banali e, alla fin fine, verso tutte le minoranze apparentemente bistrattate c'è sì mancanza di tatto ma non veramente di rispetto. Come si regolano i due registi riguardo ai limiti dettati dal buon gusto? Semplice: li oltrepassano. Come ha ben detto Renée Zellweger, eccellente coprotagonista del film, "esiste il buon gusto, il cattivo gusto e il gusto dei Farrelly". Insomma, «Io, me e Irene» è un film intelligente che gioca a fare lo scemo. Nei confronti di «Tutti pazzi per Mary» manca l'elemento della novità e, per colpire lo spettatore sotto la cintura, i Farrelly sono costretti a calcare fin troppo la mano, con esito non sempre felice e qualche lungaggine. Ma, a fare la differenza, qui c'è la presenza irresistibile di Jim Carrey. La storia si basa su uno sdoppiamento della personalità: un poliziotto imbranato subisce senza reagire le prepotenze altrui, finché per reazione lascia emergere un alter ego egocentrico e sbruffone. Questo offre a Carrey l'occasione di prodursi in numeri da vera e propria antologia comica ogni volta che il protagonista entra in conflitto con sé stesso. La lotta interiore si estende infatti sul piano fisico e Carrey, tutto da solo, fa a pugni con sé stesso, si prende a schiaffi, si fa lo sgambetto, si scaraventa giù da una macchina e, addirittura, porta sé stesso svenuto sulle spalle. Sullo schermo c'è solo lui, eppure si ha davvero l'impressione di vederne due. Una magia che non deve nulla agli effetti speciali ma tutto alle straordinarie capacità mimiche di Carrey che, come i grandi comici di una volta, possiede anche l'elasticità di un vero acrobata.

  16:9  

LA BATTUTA: Il cuore è come un'ambulanza: quando chiamano devi assolutamente correre!

IL LINK
L'home page del film

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