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LE COSE CHE SO DI LEI
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

LE COSE CHE SO DI LEI
(Things you can tell just by looking at her) di Rodrigo Garcia, con Glenn Close, Cameron Diaz, Holly Hunter, Calista Flockhart, Valeria Golino, Kathy Baker, Amy Brenneman.
Distribuzione: Mikado, durata: 106'

LA TRAMA: Le storie di sette donne sole, alla ricerca di un nuovo equilibrio affettivo, si intrecciano nella Los Angeles dei nostri giorni.

Il poster Il celeberrimo scrittore Gabriel Garcia Marquez ha sempre affiancato all'amore per la letteratura quello per il cinema. Ed ha trasmesso questo amore al figlio Rodrigo Garcia che, dopo essere stato un ottimo operatore e direttore della fotografia, ha esordito nella regia mettendo in scena la sua prima sceneggiatura: scritta con una leggerezza e una profondità che fanno dire buon sangue non mente. Badate, non accade nulla di straordinario in questo film, che racconta le storie di sette donne comuni. Ma, nelle mani di Garcia, ciò che è ordinario diventa eccezionale: un po' come accade per la nostra stessa vita, che ci viene spontaneo considerare normale ed unica al tempo stesso. Il filo conduttore è offerto da una investigatrice che cerca di comprendere le ragioni del suicidio di una donna. Durante il film, vediamo che la vittima ha sfiorato - senza conoscerle - tutte le altre protagoniste: sei donne molto diverse che vivono nello stesso quartiere di Los Angeles. Ciò che le accomuna è la solitudine: annullarsi senza rumore dietro una porta chiusa. C'è una dottoressa di mezz'età, infatuata di un uomo che non la ricambia; una direttrice di banca che aspetta un figlio da una relazione clandestina; una donna turbata dalla scoperta che il figlio ormai è cresciuto e non è più un bambino; una cartomante che si prende cura della sua amante, condannata da un tumore; una ragazza cieca che per superare il suo handicap ha indossato una corazza di cinismo; la sorella investigatrice che per occuparsi di lei ha trascurato la propria vita sentimentale. Storie comuni, come abbiamo detto: ma che ci appaiono profonde, interessanti, appassionanti come rivelazioni. Garcia ricorre a un semplicissimo artificio per darci in sintesi il loro ritratto: lo fa pronunciare ad un altro personaggio. Ad esempio, la cartomante fa il quadro psicologico della dottoressa, una barbona quello della bancaria e così via. Ancora niente di eccezionale. Ma le parole che si pronunciano hanno la forza di squarciare il velo su un'anima: things you can tell just by looking at her, come recita il titolo originale. Le qualità straordinarie di questo copione, vincitore al Sundance Film Festival del '99, hanno compiuto un altro miracolo: riuscendo a riunire, per un film a basso costo, un cast di attrici eccezionali, capaci di rendere mirabilmente la straordinarietà del quotidiano, fatta tutta e soltanto di impercettibili sfumature rivelatrici.

  16:9  

LA BATTUTA: L'amore non si chiede, si dà.

IL LINK
L'home page del film

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