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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

MEMENTO
(Id.) di Christopher Nolan, con Guy Pearce, Carrie-Ann Moss, Joe Pantoliano, Harriet Sansom-Harris.
Distribuzione: Istituto Luce, durata: 114'

LA TRAMA: Un uomo indaga sull'omicidio e lo stupro della moglie benché menomato da una rara sindrome di perdita della memoria.

clicca per ingrandire Svelare il finale è normalmente il supremo tabù per qualsiasi giallo che si rispetti: come nei giochi di prestigio scoprire il trucco rovina la sorpresa e toglie il divertimento. Invece, in «Memento», le prime sequenze del film raccontano gli ultimi secondi della storia. Si tratta di un delitto, ma che vediamo scorrere temporalmente al contrario sullo schermo: una polaroid prima si sviluppa e poi sbiadisce, il sangue coagulato rientra nel cadavere, la canna della pistola si allontana dalla vittima che rivive. Sì, perché in questo particolarissimo thriller tutta la vicenda si sviluppa a rovescio: conosciamo subito gli eventi finali, ma essi acquistano senso solo man mano che si incastrano assieme ai tasselli che li precedono. Il film si sviluppa seguendo il processo mentale del protagonista, che per un incidente traumatico è stato privato della memoria recente ed è incapace di acquisire nuovi ricordi; mentre conserva intatti quelli che precedono il momento del trauma. All'origine della malattia, una aggressione nella quale l'uomo, oltre alla memoria, ha perduto la moglie, stuprata e uccisa. Da quel momento, è il desiderio di vendetta a tenere in vita il protagonista: ma la difficoltà nel rintracciare l'assassino è ovviamente complicata dalla malattia. Tormentato dal ricordo di ciò che ha perso, l'uomo ricostruisce i frammenti delle sue giornate appuntandoli attraverso schedari, fotografie, cartelline, tabelle e persino tatuaggi sulla pelle. Le frasi che appunta rimpiazzano la sua memoria, permettendogli di fissare il tempo e di rimanere indirizzato verso il compimento della sua missione. C'è di che sorprendere e spiazzare un pubblico ormai abituato a tutti i trucchi del genere poliziesco. Ma la struttura di «Memento» è qualcosa di più di una semplice bizzarria narrativa: estremizza ciò che ognuno di noi fa nella realtà, costruendo la propria identità e affrontando il futuro partendo dagli oggetti del passato. Come ha detto il regista: "uno dei nostri obiettivi era quello di mettere lo spettatore nel ruolo di protagonista, costringendolo ad esaminare le condizioni esistenziali dell'identità e della operazione quotidiana di apprendimento ed accrescimento della memoria". Ne risulta un piccolo gioiello di narrativa cinematografica, che nello stesso tempo esalta e fa a pezzi l'arte del racconto: quelle storie che ci piace ascoltare e narrare anche perché ci aiutano a ricordare a noi stessi chi siamo.

  16:9  

LA BATTUTA: Fatti, non ricordi: è così che si indaga.

IL LINK
L'home page del film

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