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IL MESTIERE DELLE ARMI
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

IL MESTIERE DELLE ARMI
(Id.) di Ermanno Olmi, con Hristo Jivkov, Sergio Grammatico, Dimitar Ratchkov, Dessy Tenekedjieva, Sandra Ceccarelli.
Distribuzione: Mikado, durata: 105'

LA TRAMA: 1526. Il condottiero Giovanni dalle Bande Nere viene tradito dalla politica e dall'introduzione delle armi da fuoco.

clicca per ingrandire Li ultimi fatti d'arme dello illustrissimo Signor Joanni da le Bande Nere, recita il sottotitolo di questo film, che fa rivivere anche nel suggestivo italiano arcaico dell'Aretino e di altri cronachisti dell'epoca una storia attuale di cinquecento anni fa. Attuale, perché Olmi ha voluto vedere nella continua sfida alla morte del condottiero ventottenne Giovanni de'Medici un parallelo con la convivenza con la morte tipica a suo dire degli atteggiamenti spericolati ed estremi di molti giovani di oggi. Ma questi paralleli sono essi stessi spericolati, per cui meglio abbandonare l'attualità e rituffarci nella storia. A differenza dei disinvolti kolossal apocrifi tipo Gladiatore, qui tutto è attendibile e documentato, frutto di due anni di meticolose ricerche storiche. Del resto Olmi nasce come documentarista e per lui il rigore è d'obbligo: c'è una minuzia affettuosa che rende vivo e verosimile ogni particolare, dalla forgiatura delle armi ai minuti dettagli del vivere quotidiano, dall'inventario degli oggetti d'uso comune a quello dei terribili strumenti chirurgici del tempo, coi quali al condottiero ferito venne amputata la gamba martoriata da uno sparo. Tutto ruota attorno alla figura di Giovanni, ma non c'è da attendersi l'immedesimazione o l'empatia che normalmente accompagna la ricostruzione romanzata della vita un personaggio storico. Proprio l'atteggiamento documentaristico di Olmi finisce per privilegiare il contesto sul personaggio, il tema sulla trama. E il tema è la disumanizzazione della guerra. «Ancora al principio del Rinascimento, era l'uomo medesimo, col suo stesso corpo, macchina da guerra. La sua potenza stava unicamente nella forza dei suoi muscoli e nell'abilità del duellare. La spada del guerriero altro non era che un prolungamento del suo proprio braccio. Nella guerra d'arma bianca - uomo contro uomo - si erano configurate delle regole che i belligeranti si compiacevano di rispettare. Un modello esemplare di comportamento della nobile arte della guerra. Ma la comparsa delle bocche da fuoco hanno portato a distanziare sempre più i contendenti in campo, tanto da non potersi più riconoscere tra loro. Oggi, il soldato del nostro millennio non vede e non sa chi uccide, né da chi viene ucciso. Oggi, sono guerre di tecnologie sempre più impersonali.
Oggi, più che in ogni passato, gli uomini, per gli uomini, non sono più uomini, ma soltanto obiettivi da annientare. Il nemico da abbattere non ha volto, né voce. Si fa sempre più distante e muto il sentimento della sofferenza e della pietà». Qui sta la vera attualità del discorso di Olmi: una attualità in qualche modo anacronistica, poiché perseguita con assoluto rigore stilistico ma nessuna concessione alle convenzioni narrative del cinema contemporaneo. Un film esemplare e ostico, solenne e classico, che persegue degnamente un modello illustre: quello de La presa del potere di Luigi XIV di Roberto Rossellini.

   

LA BATTUTA: Le nuove armi da fuoco cambiano le guerre ma sono le guerre che cambiano il mondo.

IL LINK
L'home page del film

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