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THE
MILLION DOLLAR HOTEL
(Id.)
di Wim Wenders, con Jeremy Davies, Milla Jovovich, Mel Gibson,
Jimmy Smits, Amanda Plummer.
Distribuzione: Medusa, durata: 120'
LA
TRAMA: Un agente dell'FBI indaga sul misterioso suicidio del
figlio sbandato di un magnate dei media, avvenuto in un albergo
fatiscente, che funge da rifugio di disperati.
Spesso
la giovinezza porta con sé, assieme alle sue incertezze,
un disperato romanticismo e una dolorosa sensazione di esclusione
e di diversità. Nonostante l'età ormai matura ed
il successo consolidato, né Wenders né Bono (autore
del soggetto del film e delle sue splendide musiche) sembrano
aver perduto quella purezza anarchica che è propria dello
sguardo intransigente dei giovani nei confronti della vita. Austero,
gentile, estraneo ad ogni atteggiamento di esteriore anticonformismo,
Wenders è lontano mille miglia dal cliché esteriore
dell'artista. Eppure, forse proprio per questo, si rivela un artista
puro, assoluto, incapace di compromessi estetici. Che sa esprimere
con forza struggente quella sensazione di fatale diversità
propria appunto dei poeti e dei giovani. Il surreale albergo The
Million Dollar Hotel esiste nella realtà, ma nella
fantasia di Wenders e Bono si trasfigura in una galleria di freaks,
di teneri mostri dell'immaginario. E lo stesso Mel Gibson viene
strappato al suo cliché di poliziotto duro, per diventare
a sua volta un ex-mostro, costretto in una sinistra armatura e
solo parzialmente restituito alla vita cosiddetta normale. "Sono
cresciuto con gente che voi chiamereste scherzi della natura,
psicopatici, scarti umani! - dice in uno splendido dialogo
l'agente Skinner - Ma siccome ero l'unico che girava piegato
in due come l'uomo della pietra, con un braccio che gli spuntava
dalla schiena, sono riuscito a diventare un'attrazione persino
in mezzo ai mostri. E ho visto più crudeltà, più disperazione
che in cento film di guerra. E più coraggio e gentilezza, ma soprattutto
ho visto l'illusione. Gente che cercava di credere cose non vere.
Non potevo fargliene una colpa. Ma se non avessi capito la differenza
fra 'convinzione vera' e 'vita vera', sarei ancora là... Invece
sono fuggito! Sono fuggito dalle mie fantasie. Mi sono reso conto
che era l'unica via d'uscita. Una volta che ho trovato la verità
e sono riuscito ad accettarla, tutto è diventato possibile. Persino
camminare diritto, con il tempo, e lavorare per la stessa gente
che voleva tenermi piegato in due". Questo strano, paradossale,
doloroso ottimismo che anima il film, lo apparenta a un'altra
straordinaria opera di poesia, «American Beauty»:
simili non solo perché entrambe le vicende vengono narrate
fuori campo da un morto, ma soprattutto per la critica senza attenuanti
che entrambi rivolgono all'appiattimento di valori imposto dalle
convenzioni sociali. "Non credo alle coincidenze, - ha
osservato Wenders a proposito di queste analogie - Certe cose
circolano nell'aria. «The Million Dollar Hotel» e
«American Beauty» sono film diversissimi, ma guardano
entrambi a società di perdenti".
LA BATTUTA: La
vita è perfetta. Solo che non lo si capisce finché
ci si è ancora dentro.
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