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a cura di Alessandro Bencivenni in collaborazione con in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

MIRKA
di Rachid Benhadj, con Vanessa Redgrave, Gérard Depardieu, Sergio Rubini, Barbora Bobulova, Karim Benhadj.
Distribuzione: Mikado, durata: 107'

LA TRAMA: L'arrivo di un bambino in uno sperduto villaggio di frontiera mette allo scoperto ferite ancora aperte e verità inconfessabili.

Il poster Gli stupri etnici sono uno dei risvolti più terribili delle guerre recenti. Per un cineasta, dare testimonianza di una vergogna così atroce è al tempo stesso un dovere civile e una impresa terribilmente delicata. Difficile immaginare un regista più adatto di Benhadj Mohamed Rachid a raccontare una storia contro i pregiudizi razziali, se non altro a causa della sua identità multietnica: essendo algerino di nascita, parigino di formazione e italiano di nazionalità. "La prima idea del film" , ha spiegato l'autore, "è nata quando arrivavano dalla ex Jugoslavia notizie di stupri etnici, ma sarebbe stato sbagliato collegare queste storie atroci solo a quel paese. Sono algerino e le cose che succedevano in Algeria erano altrettanto atroci. Lo stupro è forse la cosa più orrenda che l'essere umano abbia inventato per fare del male al nemico. È un'arma più distruttiva della bomba atomica perché un atto d'amore si trasforma in uno strumento di violenza. E da questa violenza nascono dei bambini che assomigliano al nemico. In Algeria molto spesso i bambini, appena nati, venivano uccisi. E così il villaggio rispondeva alla violenza dello stupro con un'altra violenza. Ma in tutte le guerre le donne hanno pagato un prezzo altissimo di sofferenza perchè dal passato più lontano lo stupro è legato alla guerra". Rachid ha affrontato questa nobile e impegnativa sfida narrativa in maniera al tempo stesso originale e convenzionale. Originale, poiché racconta un tema così scabroso e drammatico con un un tono quasi da favola; convenzionale, poiché nel tentativo di proiettare la vicenda in una dimensione universale, senza tempi e confini precisi, cade spesso nei luoghi comuni della poeticità: da cui il deplorevole abuso di maschere, candele e altro trovarobato di maniera. Ma là dove l'artificiosità parapoetica si fa quasi risibile è nel personaggio interpretato da Dépardieu: un improbabile uccellatore che sembra una comparsa del «Flauto magico» finita per errore in un reportage sulla guerra del Kosovo. Questi scivoloni di gusto non annullano tuttavia i molti meriti del film: primo fra tutti quello di raccontare con gli occhi di un bambino l'assurdità del mondo degli adulti, incuranti della sua innocenza e capaci solo di demonizzarlo in quanto simbolo incolpevole di una guerra della quale non si sono ancora spente le ceneri.

LA BATTUTA: La mamma dice che ho gli occhi blu perché ho sempre la testa per aria a guardare il cielo.

IL LINK
L'home page del film

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