|
MIRKA
di
Rachid Benhadj, con Vanessa Redgrave, Gérard Depardieu,
Sergio Rubini, Barbora Bobulova, Karim Benhadj.
Distribuzione: Mikado, durata: 107'
LA
TRAMA: L'arrivo di un bambino in uno sperduto villaggio di
frontiera mette allo scoperto ferite ancora aperte e verità
inconfessabili.
Gli
stupri etnici sono uno dei risvolti più terribili delle
guerre recenti. Per un cineasta, dare testimonianza di una vergogna
così atroce è al tempo stesso un dovere civile e
una impresa terribilmente delicata. Difficile immaginare un regista
più adatto di Benhadj Mohamed Rachid a raccontare una storia
contro i pregiudizi razziali, se non altro a causa della sua identità
multietnica: essendo algerino di nascita, parigino di formazione
e italiano di nazionalità. "La prima idea del film"
, ha spiegato l'autore, "è nata quando arrivavano dalla ex
Jugoslavia notizie di stupri etnici, ma sarebbe stato sbagliato
collegare queste storie atroci solo a quel paese. Sono algerino
e le cose che succedevano in Algeria erano altrettanto atroci.
Lo stupro è forse la cosa più orrenda che l'essere umano abbia
inventato per fare del male al nemico. È un'arma più distruttiva
della bomba atomica perché un atto d'amore si trasforma in uno
strumento di violenza. E da questa violenza nascono dei bambini
che assomigliano al nemico. In Algeria molto spesso i bambini,
appena nati, venivano uccisi. E così il villaggio rispondeva alla
violenza dello stupro con un'altra violenza. Ma in tutte le guerre
le donne hanno pagato un prezzo altissimo di sofferenza perchè
dal passato più lontano lo stupro è legato alla guerra". Rachid
ha affrontato questa nobile e impegnativa sfida narrativa in maniera
al tempo stesso originale e convenzionale. Originale, poiché
racconta un tema così scabroso e drammatico con un un tono
quasi da favola; convenzionale, poiché nel tentativo di
proiettare la vicenda in una dimensione universale, senza tempi
e confini precisi, cade spesso nei luoghi comuni della poeticità:
da cui il deplorevole abuso di maschere, candele e altro trovarobato
di maniera. Ma là dove l'artificiosità parapoetica
si fa quasi risibile è nel personaggio interpretato da
Dépardieu: un improbabile uccellatore che sembra una comparsa
del «Flauto magico» finita per errore in un reportage
sulla guerra del Kosovo. Questi scivoloni di gusto non annullano
tuttavia i molti meriti del film: primo fra tutti quello di raccontare
con gli occhi di un bambino l'assurdità del mondo degli
adulti, incuranti della sua innocenza e capaci solo di demonizzarlo
in quanto simbolo incolpevole di una guerra della quale non si
sono ancora spente le ceneri.
LA BATTUTA: La
mamma dice che ho gli occhi blu perché ho sempre la testa
per aria a guardare il cielo.
 |
| IL
LINK |
 |
L'home
page del film
|